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Mito a Quattro Mani


racconti

Tre di Spade

Il nostro prossimo libro si intitolerà Tre di Spade e comprenderà tre racconti Sword & Sorcery del ciclo della Canzone della Costa, i primi in ordine cronologico.

E’ una Sword & Sorcery molto vicina alle origini popolari del genere, un po’ alla Fritz Leiber e Lyon Sprague de Camp. A scanso di equivoci, questa narrativa deve poco a Tolkien e alla fantasy epica e molto ai racconti di cappa e spada e alla commedia dell’arte. Presenta ambientazioni molto sfumate, dove bene e male non muovono le pedine di una scacchiera cosmica, ma  uomini e dei si fanno più o meno i fatti propri in un universo indifferente, beffardo e corrotto. Come da tradizione popolare, si dipinge una società governata dall’arbitrio del potere, dove l’unica legge è il “lei non sa chi sono io” e  l’unica arma è farsi furbi e fregare il potente con l’astuzia. La gente perbene resta lontana dal potere perché questo corrompe l’onesto e lo trasforma in un mostro.

Gli italiani dovrebbero trovarsi bene. La nostra Vadhe, la grande e corrotta città che fa da sfondo alle avventure dei tre protagonisti del ciclo, potrebbe essere una qualsiasi città italiana del Cinquecento e del Seicento. Anche senza andare indietro nel tempo, l’Italia di oggi è molto simile a una ambientazione di questo tipo, sotto certi aspetti.

Naturalmente, il cinismo e la sfiducia appartengono al genere e non a noi. Non cantiamo certo le lodi di una società priva di lacci e lacciuoli, ne facciamo uno sfondo che faccia risaltare bene l’umanità dei personaggi. Le stelle brillano di più nell’oscurità.

I racconti che vi presenteremo presto (impegni permettendo) in Tre di Spade:

Incontro a Mirozh
Di come i nostri avventurieri si incontrano in maniera per nulla casuale nella taverna di un villaggio povero e sperduto. Di dadi truccati, incantesimi e spade.

L’Oro di Vadhe
Di un furto su commissione che inizia in maniera promettente. Di uno stregone vendicativo e di un sodalizio che è soltanto all’inizio.

Rosa d’Inverno
Di una bestia la cui famelica presenza affligge un intero borgo. Di sospetto, ingratitudine, amore e morte.

L’Oscura forfora delle tenebre

Ecco, la prima puntata del delirante thriller L’Oscura Forfora delle Tenebre. Questa roba qui (chiamarla racconto è un po’ eccessivo) nasce da uno scherzo che contemplava un elenco di titoli spiritosi e una breve descrizione della trama. Come spesso accade, lo scherzo si è rivoltato contro il suo autore, che è stato costretto dai suoi lettori a scrivere il “racconto” demenziale. Così, per stare al gioco, ecco qui il frutto del doppio scherzo. A puntate e senza impegno.

Prologo

Sì. Lo so, lo so. Non si parla d’altro. Storie romantiche o maledette, l’amore che sboccia tra il non morto e l’umana, le lotte tra coloro che sono diversi e vivono tra noi in gran segreto. Lo so. Ma sono solo storie. Magari storie raccontate per farvi sognare o per farvi correre un brivido gelido lungo la schiena. Oppure storie seriali, digitate su una tastiera per vendere un libro o farsi un nome. Storie confezionate per voi. Perché la verità, se mai la veniste a sapere, non vi strapperebbe un sospiro romantico o un sussulto inquieto. Vi farebbe fuggire via, lontano, orripilati, sconvolti, terrificati.

Dei testimoni di quelle atroci, oscure vicende che gettarono un’intera cittadina nelle tenebre resto solo io. E non sono uno scrittore o un poeta. Non vivo di delitti e castighi, di armi e battaglie. Sono un apprendista parrucchiere, armato di scopa e paletta, profondo conoscitore dei segreti delle tinture e saggio quanto le chiacchiere di bottega. Non avrei mai raccontato questa storia se non avessi ricevuto l’offerta che non potevo rifiutare, e così ne parlai a Tony. Voi sbirri non potete capire: siete alti, muscolosi e qualcuno di voi sembra uscito da quei telefilm che qualche volta interrompono la pubblicità in tv, pieni di coraggio ed incoscienza. Che ne potete sapere, voialtri, di come si sente quando è sotto ricatto uno di noi, una persona comune? Tony aveva fatto rapire la mia mamma, povera donna. E se io non avessi parlato avrebbe premuto quel dannato pulsante riempiendo la stanza di quel veleno, l’intera collezione delle canzoni di Gigi D’Alessio. Non potevo tacere!

Così Tony finì quello che altri avevano cominciato e pagò il prezzo della sua stessa follia. E questo è l’ultimo atto, l’ultima testimonianza. Potete anche scrivere questa storia, se volete. Potete raccontarla. Ma non vi crederanno, perché la gente vuole vivere tranquilla, perché certi orrori non devono uscire allo scoperto per turbare la nostra illusione di normalità. La vostra illusione, perché ormai la mia è stata brutalmente infranta.

Vorrei solo andare via, nascondermi da qualche parte, ma visto che non mi lascerete in pace finché non avrò vuotato il sacco, vi narrerò tutta la storia, così saprete tutto. E non vedrete mai, mai più il mondo nello stesso modo. Non alzerete mai più le spalle quando un calzino si smaterializzerà nella vostra lavatrice. Non ignorerete più le scie chimiche in cielo e quando al mercato incontrerete l’immancabile immigrato che vende l’aglio in sacchetti lo guarderete con occhi diversi.

Sì, parlerò. Ma voglio proprio vedere come presenterete il rapporto ai vostri superiori, come racconterete ai media questa vicenda! Ammesso che avrete il fegato di farlo, perché una cosa è rischiare la vita da eroi, affrontando le pallottole dei criminali, e un’altra è rischiare di passare per matti e leggere la compassione nello sguardo dei vostri amici e colleghi.

Mettetevi comodi, però, perché è una storia lunga e complessa, contorta come una cravatta lasciata in un cassetto già pronta da uno che non sa fare il nodo. E portatemi una birra fresca: raccontare mi fa venire sete.

Tanto, tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…

(continua)