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Primavera a Quattro Mani


La Canzone della Costa

Un viaggio nella Canzone della Costa, suoni, immagini, parole
PRIMA PARTE

 

lcdc_copertineNell’immaginare il ciclo della Canzone della Costa, abbiamo contaminato il vecchio genere sword & sorcery con linguaggi e ritmi più moderni. Le vecchie e brevi storie, principalmente quelle di Leiber, Sprague de Camp, Poul Anderson, hanno incantato tre generazioni e poi sono svanite nelle nebbie con il grande successo della fantasy eroica, lasciando un’eco nel gioco di ruolo, nel cinema, nell’illustrazione.
Parafrasando il capolavoro di John Landis, riproporre racconti sword & sorcery, così fuori moda e lontani dai ritmi che governano la narrativa moderna, era un’impresa totalmente insensata e stupida, ma qualcuno doveva pur farlo. I primi racconti della Canzone della Costa sono rimasti 25 anni nel cassetto, ma negli anni altri se ne sono aggiunti e nel momento in cui abbiamo deciso di tirarli fuori era già un ciclo coerente ma eterogeneo, che saltava su e giù dall’ironia all’azione e dalla suspense al sorriso, privo di una unità stilistica come un insieme di canzoni in un concerto folk.
Così, invece di uniformare tutto, abbiamo mantenuto l’impostazione sbrindellata e multiforme di una narrazione eclettica, tenendo insieme sperimentazione e tradizione sword & sorcery in un gioco che ci ha divertito moltissimo.
I nostri protagonisti sono stati sballottati tra furti, imprese eroiche, inseguimenti pirati, misteri di terre lontane, guerre e complotti. Chissà in quali guai finiranno in futuro! Eppure nel corso di molti racconti di ambientazione e sapore diverse, restano sempre se stessi, anzi il loro carattere si evolve naturalmente, senza uno sforzo cosciente da parte nostra. Solo il fenomeno dell’editoria “indipendente” ci ha permesso di farveli conoscere, perché se gli autori possono giocare con ambientazioni e ritmi inconsueti, l’editoria tradizionale deve fare i conti con i numeri e probabilmente nessun editore sano di mente avrebbe preso in considerazione questo ciclo.

E adesso, iniziamo a parlare della Canzone della Costa per suoni e immagini.

Si chiama “la Canzone della Costa” ed è una narrazione popolare perché è disegnata attorno a un ritmo folk. In particolare un ritmo celtico, perché il mondo celtico ha la tradizione popolare di musica e narrativa più vivace e prolifica d’Europa.

Così, potete benissimo immaginare la nostra Costa in Irlanda, in Cornovaglia, in Bretagna.

Arpa, flauto, violino accompagnano le nostre storie, ne scandiscono il ritmo.

E molti racconti sono un’evoluzione su carta di ballate e gwerz, che si giocano tra antico e moderno, tra suono e parola.

Il quarto volume del ciclo, Orizzonti, è ambientato in mare. L’Ultimo viaggio della Lady Leroy, uno dei racconti che ci hanno impegnato maggiormente, è una trasposizione romanzata di una ballata irlandese del XIX secolo.

Tutto il racconto si sviluppa attorno alla ballata, fornendo un contrappunto con un secondo punto di vista che si aggiunge a quello della storia originale.

Anche un altro racconto dell’ambientazione marinara, Questione di Fortuna, si riallaccia alle canzoni del mare ed è ispirato da opere leggere e divertenti come Le Grand Courer

e Dunken Sailor, che si incontra anche nelle appendici di Luce e Ombra.

(continua nella seconda parte)