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Mito a Quattro Mani


solstizio

La musica di Daighre – di Manuela Leoni

Contea di Cork – 21 Giugno 2016 – Tardo pomeriggio.

Le mani nodose correvano sulle corde della piccola arpa di legno scuro, quasi avessero ritrovato l’elasticità della giovinezza. Le note limpide si spandevano nell’aria, la melodia si mescolava con il vento fresco che spirava dall’oceano, lontano, in basso ai piedi della scogliera.
L’uomo sedeva nell’erba, un mare di verde smeraldo ed erica intorno a lui: i capelli bianchi, lunghi, raccolti in una coda bassa, il viso di angoli e spigoli finalmente disteso, lo sguardo negli occhi grigi rapito e distante. La sua figura asciutta si stagliava contro il cielo azzurro solcato dal bianco delle nuvole, i jeans sdruciti leggermente bucati sulle ginocchia, la maglietta dei Led Zeppelin scolorita dal tempo che avvolgeva le sue spalle ancora muscolose.
La sera del solstizio d’estate si avvicinava e lui sentiva l’aria vibrare intorno a sé, all’unisono con le corde dell’arpa. Il piccolo cerchio di pietre nere alle sue spalle scintillava nel sole e lui sentiva la sua energia cercare di raggiungerlo. Quasi. Non ancora.
Era già stato lì. In un altro tempo. Un tempo in cui i suoi capelli avevano il colore delle pietre alle sue spalle. Un tempo in cui le sue mani non dolevano correndo sulle corde dell’arpa. Un tempo in cui il suo cuore era stato intero, la sua vita nelle sue mani, il mondo ancora un luogo magico da esplorare. Un tempo in cui le cose erano semplici e lui non aveva ancora visto oltre il Velo e perso il suo cuore e la sua anima in un sogno.

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Direttamente dal capitolo VII di “Jacques Korrigan a Brocéliande”…

Sul grande campo di fronte al presbiterio dell’abbazia, una ventina di persone di ogni età erano sedute sull’erba ad ascoltare una giovanissima musicista che suonava un’arpa celtica di legno scuro. La melodia si alzava nell’aria limpida della sera. Jacques sentì un brivido: era un’esecuzione della Brian Boru’s March con un’interpretazione così forte, commovente, da chiamare alla mente immagini arcaiche: il verde di un prato, uomini antichi dal viso spento e dagli occhi luminosi, il mare che urtava violentemente contro una scogliera alzando in aria una nuvola di spuma, stendardi colorati e un bodhran che scandiva un ritmo che il suono dell’arpa evocava e guidava con maestria. Ascoltò in silenzio, finche la marcia non terminò e le sensazioni che essa aveva creato dal nulla non cominciarono ad affievolirsi.
“Non mangi?” gli domandò Leo.
“Oh, sì. Il panino”, rispose Jacques. “Ero preso dalla musica.”
“Canti tradizionali per turisti?” cercò di indovinare Sarah.
“No, Brian Boru’s March è una marcia funebre. E’ tradizionale sì, ma è irlandese. E quei tipi lì non sono turisti comuni. Quell’uomo con le basette deve essere gallese, e anche quegli altri due accanto a lui. No, non è un intrattenimento turistico, questa è una festa per il solstizio. E una festa del solstizio che si tiene ai margini di Brocéliande, per giunta!”