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La Foresta degli Incanti


About Manuela Leoni

Posts by Manuela Leoni:

Dream Hunters

Dream Hunters: Il ponte illusorio
di Myriam Benothman
Astro Edizioni

dreamhunters1_coverweb-398x600Cosa si prova nell’incontrare Cappuccetto Rosso e Biancaneve, e innamorarsi di un vero principe azzurro?
Tra le vie di Parigi, Sophie si imbatte per caso in un antico libro di favole ed è vittima di un’allucinazione. Hanno così inizio i suoi sogni vividi e surreali, ambientati nella dimensione parallela popolata da personaggi incantati.
In essi, la ragazza scopre di riuscire a manipolare le fiabe e, così facendo, anche il mondo reale cambia.
Ospite d’onore al ballo per le nozze di Cenerentola, conosce Alexander, principe seducente e inafferrabile. Il confronto fra i due si dipana tra avventure fatate, finché il sentimento che li unisce non si rivela in tutta la sua forza.
Ma una presenza oscura trama nell’ombra, insinuandosi nella mente di Sophie per usurparne il potere ed estendere il suo dominio sugli esseri umani…

In ebook su: Amazon, IBS.
In cartaceo su: Astro Edizioni, Amazon, IBS.

Le favole come non le avete mai viste
Recensione a cura di Manuela Leoni

Se aveste la possibilità di vivere all’interno delle fiabe e di cambiarne il corso e se le vostre azioni nel mondo magico si riflettessero nel nostro mondo, come vi comportereste? E’ quello che accade alla protagonista del libro, che si trova sospesa trai due mondi e cerca di salvarli entrambi dalle mire malvagie di una strega cattiva (dopotutto parliamo di una fiaba). Non manca uno scanzonato e divertente, nonché coraggioso, principe azzurro che aiuta la nostra protagonista nell’impresa. Un libro divertente, ben strutturato e ben scritto, dove i ruoli tradizionali delle fiabe vengono ribaltati. Si ride, si piange e naturalmente si sospira di sollievo nell’inevitabile lieto fine non proprio canonico.

Consigliato agli amanti di storie magiche.

Stars and souls (shining in the night)

DavidBowie-portraitIo non so davvero spiegarmi perché mi abbia colpito così tanto la morte di David Bowie. Non mi ha colpito come un fatto personale, non sento dolore (che il dolore è intimo e profondo e riservato).

Sento che ci mancherà qualcosa, questo sì. Non perchè creda che non ci saranno altri artisti nel mondo, oggi e nel futuro, capaci di esprimere altrettanta bellezza e genialità, ma perché quella particolare scintilla ha lasciato questo tempo e questo spazio e continuerà il suo viaggio “altrove”. Un altro tempo e un altro spazio.
“Space Oddity” è stata una delle prime canzoni in inglese che ho imparato. Ero giovane, giovanissima. Non conoscevo quasi niente del mondo, anche se allora credevo di sì. E comunque era bello, bellissimo, cantare sotto le stelle in una lingua a me quasi sconosciuta, una canzone che parlava di stelle e di viaggi nello spazio. Apriva la strada a un mondo nuovo.
Negli anni di strade e mondi nuovi David Bowie ce ne ha fatti intravedere infiniti.

Trovo riduttivo dire di lui che è stato un musicista. E’ stato, è un Artista nel senso ampio e forse rinascimentale del termine. Un uomo che ha amato l’Arte e si è espresso, attraverso l’Arte, in tutte le sue forme. Musica, poesia, pittura, teatro. Un uomo che ha fatto dell’arte la sua vita e che ha portato l’arte dentro la sua vita, senza dimenticare di viverla.

Ho visto i video del suo ultimo album, Blackstar e Lazarus, e ci ho visto sì il suo testamento, come hanno detto e scritto in tanti. Ma ci ho visto anche la vita e le possibilità future, e lo spazio e il tempo che si curvano e si fondono, come in uno spettacolo di Lindsay Kemp. In effetti quei video, nella composizione e nella struttura, mi hanno ricordato “Flowers”.
E’ stata la chiusura di un cerchio, ma questo non ha inizio e non ha fine se non nel momento in cui lo tracciamo. Il viaggio è infinito e prosegue in eterno.

E’ questo, credo, il dono degli artisti al mondo: tracciano il cerchio con le loro visioni e ci regalano l’eternità.

Manuela Leoni

Samhain night – di Manuela Leoni

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Qui seduta
Sotto le stelle
Nel cerchio di pietre
Attendo
Le candele illuminano il cammino

Vieni
Amore mio
In questa notte
Quando il velo è sottile
Tra i mondi

La tua luce
Mi guida
Amore mio
Oltre il velo
Tra i mondi

Vieni
Amore mio
Ho portato per te
Pandolce e miele
E il sacro idromele

Il tuo profumo
E’ il mio faro
Caprifoglio
Sottile ricordo
Dell’estate dorata

Vieni
Per questa notte
Tra le mie braccia
Frementi in attesa
Riposa nel mio calore

Il banchetto
Ci attende
Mangiamo e danziamo
Insieme amore mio
Qui sotto le stelle

Qui tra le tue braccia
Qui tra le mie braccia
Ancora
Per questa notte magica
Amore mio
Amore mio
Nel cerchio incantato
Della danza sacra
I nostri corpi uniti
Celebrano i misteri.

31 ottobre ’15

Il Faerie – di Manuela Leoni

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Spirali di note nel vento
Mi avvolge
Il profumo dei giunchi

Lontano
Tra le nubi scompare
Ali spiegate
La creatura incantata
Che ho amato

(Ispirato a Boreas di J.W. Waterhouse 14.03.015)

Le luci del solstizio

Le luci del solstizio
di Manuela Leoni

 

EdwardRobertHugsNightAstrid respirò profondamente l’aria fredda della notte, mentre procedeva lungo il margine della pista di fondo che costeggiava il bosco. Gli alberi erano carichi di neve, che aveva smesso di cadere poche ore prima: ogni tanto un tonfo attutito rompeva il silenzio, quando un ramo troppo carico lasciava scivolare a terra il suo candido fardello.
La notte era limpida ora e una luna gigante illuminava il paesaggio circostante; la sua luce rifletteva sulla distesa candida rendendo l’aria chiara come il ghiaccio e sicuri i suoi passi.
Ogni cosa era avvolta nel silenzio che la neve porta con sé: la sua particolare magia.
Ad Astrid sembrava quasi di sentire la sua anima cantare la gioia e l’incanto della notte più lunga dell’anno, come un suono sommesso nell’angolo più impercettibile dell’orecchio. Nella quiete della notte il canto si faceva più forte, più complesso: un’armonia intricata e avvolgente, composta da parole sconosciute eppure stranamente familiari, un tintinnare gioioso di campanelli, un vibrare di corde pizzicate, un sospiro di flauti come vento tra le foglie dei boschi di querce. Un richiamo.
Nel folto del bosco alla sua sinistra le parve di scorgere un lampo di luce calda, come un fuoco ardente.
”Vieni!”
La parola risuonò chiara nell’aria gelida.
Astrid si guardò intorno perplessa, cercando di capire da dove provenisse il suono: sembrava non avere direzione, come nascesse direttamente dal suo interno.
Ed ecco ancora la luce, più lontana adesso.
Incuriosita prese ad addentrarsi nel bosco: la notte era abbastanza chiara da poter avanzare agevolmente, nessun pericolo di inciampare o di perdersi.
Tra gli alberi l’aria era più calda, più densa, dolce come sciroppo al profumo di fragole: una promessa d’estate ancora lontana.
Ora sentiva le risa che accompagnavano il canto, trilli argentini nel ghiaccio.
Faceva caldo ora e si tolse il cappello di lana morbida, i guanti e la sciarpa. Le lunghe ciocche nere ricaddero libere sulle spalle, una mantilla di seta preziosa.
Il bagliore del fuoco la guidava “Vieni, è tanto che ti aspetto, vieni!” la voce nel canto, sempre più insistente la attirava avanti, sempre più avanti verso il centro del bosco.
Tra i rami degli alberi luci argentate segnavano la via, o forse erano i bagliori della Luna Fredda, lei non sapeva spiegarselo.
Avrebbe dovuto provare timore. Avrebbe dovuto sentire freddo; ma la sua mente razionale era come addormentata, avvolta in una spessa coperta candida di cristalli di neve. Guanti, cappello e sciarpa caddero a terra, come foglie secche in autunno: le luci intorno a lei cantarono più forte, gioiose.
”Vieni, danziamo insieme in questa notte magica. Danziamo per la luce che ritorna”

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Jacques Korrigan e il giorno del solstizio

Direttamente dal capitolo VII di “Jacques Korrigan a Brocéliande”…

Sul grande campo di fronte al presbiterio dell’abbazia, una ventina di persone di ogni età erano sedute sull’erba ad ascoltare una giovanissima musicista che suonava un’arpa celtica di legno scuro. La melodia si alzava nell’aria limpida della sera. Jacques sentì un brivido: era un’esecuzione della Brian Boru’s March con un’interpretazione così forte, commovente, da chiamare alla mente immagini arcaiche: il verde di un prato, uomini antichi dal viso spento e dagli occhi luminosi, il mare che urtava violentemente contro una scogliera alzando in aria una nuvola di spuma, stendardi colorati e un bodhran che scandiva un ritmo che il suono dell’arpa evocava e guidava con maestria. Ascoltò in silenzio, finche la marcia non terminò e le sensazioni che essa aveva creato dal nulla non cominciarono ad affievolirsi.
“Non mangi?” gli domandò Leo.
“Oh, sì. Il panino”, rispose Jacques. “Ero preso dalla musica.”
“Canti tradizionali per turisti?” cercò di indovinare Sarah.
“No, Brian Boru’s March è una marcia funebre. E’ tradizionale sì, ma è irlandese. E quei tipi lì non sono turisti comuni. Quell’uomo con le basette deve essere gallese, e anche quegli altri due accanto a lui. No, non è un intrattenimento turistico, questa è una festa per il solstizio. E una festa del solstizio che si tiene ai margini di Brocéliande, per giunta!”