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Tre di Spade


Contronatura

Credo che non esista alcuna disciplina utile al progresso umano quanto la storia del pensiero filosofico e scientifico. Si dice che la scienza vada avanti per errori. Non è solo un modo di dire, nato per assolvere lo scienziato pasticcione che ha esagerato con un ingrediente e fatto saltare in aria il laboratorio di chimica. Significa che spesso un errore commesso nell’inquadrare un fenomeno, quando compreso nel suo contesto storico e generale della sua epoca, ci insegna di più di un successo al primo colpo.

Prendiamo uno dei tanti momenti chiave dell’evoluzionismo, la battaglia tra il lamarckesimo e il catastrofismo di Cuvier. Nella versione romanzata che abbiamo studiato a scuola, Cuvier ebbe la meglio, con una ridicola ipotesi di catastrofi ricorrenti e successive creazioni ex-novo, sul buon Lamarck, che si era giustamente accorto che le specie cambiavano nel corso del tempo. Se studiamo l’errore di Cuvier ci rendiamo conto che le sue “catastrofi” erano interpretazioni assolutamente scientifiche dell’evidenza fossile di cui disponeva, mentre Lamarck scivolava spesso nella metafisica, il che rovescia i ruoli che il nostro bel romanzo ci presenta, l’empirico evoluzionista e il dogmatico creazionista. Oggi sappiamo bene che le catastrofi hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia della vita e che Darwin stesso era dalla parte del torto quando si attenne a una rigorosa gradualità dei fenomeni. Così i tre colossi del XIX secolo sbagliarono e i loro fertilissimi errori oggi ci mostrano l’impatto delle grandi visioni dell’epoca (il progressismo della vita tipico dell’illuminismo, il creazionismo antico, il gradualismo) sulle teorie, insegnandoci a mantenere una certa apertura mentale nel valutare quelle moderne, anche in veste di semplici lettori curiosi. Da questo punto di vista, le vere rivoluzioni scientifiche sono quelle che si liberano dalle limitazioni immaginative della loro epoca e arrivano letteralmente all’impensabile.

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Questa insana e intellettuale passione per l’errore istruttivo mi spinge a farmi delle domande sulle mostruosità che si sentono dire ultimamente, da quando è scoppiata la reazione all’emancipazione lgbt. Non credo che mi metterò mai a discutere con chi sostiene che “l’omosessualità è contronatura”, non ho la vocazione di convertire gente che reputo priva di interesse ad informarsi e a stabilire come effettivamente stiano le cose. Però, prendendo quella frase così comune e così palesemente errata, ripenso alla storia del pensiero, a Darwin, Cuvier e Lamarck (e a tantissimi altri casi) e mi chiedo il motivo e le circostanze di questo sbaglio.

Come si fa a ignorare quanto l’omosessualità sia diffusa tra i mammiferi? Bisogna chiudersi a riccio, visto che il nostro habitat pullula di libri, documentari, pagine web e voci wikipediche che mostrano in modo tanto esplicito la realtà. Così, questa frase fatta, ripetuta ovunque, per me è un grande mistero. Sembra dividere l’opinione pubblica in due metà (spero asimmetriche) che non riescono a comunicare tra loro. La tentazione di alzare le spalle e concludere “c’è chi studia e chi si rifiuta di vedere” è più debole di quella di esplorare un grande mistero.

Partiamo dalla natura. Gli alfieri del “è contronatura” non sono naturisti estremi che vestono pelli d’orso, dimorano nelle caverne e accendono il fuoco strofinando due rametti. Sono persone normali, che indossano abiti contronatura, utilizzano la tecnologia contronatura fino a spammare attacchi alla sessualità altrui su social network decisamente contronatura.

Cos’è dunque questa natura dell’uomo che gli omosessuali violerebbero? Come mammiferi, primati e ominidi possono mostrare qualsiasi preferenza e restare in una gamma di comportamenti molto diffusi. C’è qualcosa che non torna. L’ignoranza di qualcuno è frequente, quella di una folla suscita qualche perplessità.

Aristotele… No, non fate quella faccia! E’ una fermata obbligata, giuro che andrò spedito.

Aristotele aveva quattro principi causali per definire la creazione o la trasformazione di qualcosa: materiale (ciò che la compone), efficiente (come viene plasmata), formale (la forma che otterrà) e finale (il fine per cui viene creata). Nei secoli, la causa finale è stata abbandonata. Due viti dello stesso materiale, prodotte con lo stesso procedimento e indistinguibili per forma, per noi hanno la stessa natura anche se una è stata fatta per l’anta di una libreria e l’altra per fissare il cestello di una lavatrice, nonostante ciò che ipse dixit.

Il finalismo applicato alle forme di vita, poi, è morto definitivamente con il darwinismo. L’uomo non è stato creato per un fine che definisca la sua natura, così come il cervello umano non è cresciuto per uno scopo preciso. L’attività più nobile del cervello è la lettura, che permette di accedere al sapere collettivo della nostra specie, ma il primo libro è stato pubblicato quando il cervello aveva già raggiunto dimensione e forma attuali da oltre 10.000 generazioni, che hanno aspettato invano qualcosa di buono da leggere la sera accanto al fuoco.

La visione scientifica del mondo esclude la causa finale. L’uomo non è stato creato ma si è evoluto, adattandosi nelle generazioni a un ambiente ricco di occasioni sociali che hanno premiato la progressiva crescita del cervello sulla base del principio “è più sexy un buon congiuntivo di una tartaruga sulla pancia”. Così le persone sono qui e basta, non sono qui per realizzare la causa finale impressa da un creatore.

La causa finale non è più attuale e…

Ma siamo davvero sicuri? Perché quando collego la frase “l’omosessualità è contronatura” a Aristotele i conti cominciano a tornare.

Mettiamo per assurdo che qualcuno ci avesse creato per uno scopo preciso. Tipo crescere e moltiplicarci oppure postare foto di gattini sui social network. D’accordo, lasciamo stare i gattini. La nostra natura, se avessimo preso una overdose di Aristotele, non sembrerebbe quella di assolvere la funzione principale impressa dal creatore?

Ci stiamo avvicinando: un creazionismo seicentesco e un Aristotele un po’ estremizzato.

Gli omosessuali, la cui vita non fosse centrata sul riprodursi con il partner in ogni momento libero dal lavoro, andrebbero contro questa “natura” creazionistico-aristotelica. E’ buffo notare che nella violazione sarebbero in compagnia dei preti cattolici, per cui hanno inventato la famosa e plateale scusa della “chiamata” dall’alto.

Siamo d’accordo. Nel 2016 in Europa nessuno, proprio nessuno ignora Darwin ed è totalmente digiuno dell’evoluzione. La Genesi viene interpretata come una allegoria, adatta al tempo in cui è stata scritta e incompatibile con il nostro, soprattutto se presa alla lettera. Nessuno crede più che la donna sia stata creata per sposarsi e sottomettersi e che il ricco sia nato per governarci. La rivoluzione darwiniana ci ha liberati dal destino biologico come quella francese dal destino da sudditi. Eppure, andando a curiosare in giro, sollevando appena quella patina di modernità che è limitata a chi legge e studia molto (utilizzando il suo cervello non per il suo scopo, ma nelle opportunità che ci offre)… Beh, ogni tanto non sembra anche a voi di aver visto passare un grosso finale aristotelico?