Ed ecco a voi “Mari Aperti”.

No, non siamo spariti. Il covid non ci ha ammazzati. Per un anno abbiamo lavorato a un progetto molto ambizioso, che ha visto 21 persone collaborare per un’antologia fantastica che serve a raccogliere fondi per Open Arms. E’ stato il lavoro editoriale più duro che abbiamo affrontato, visto che non abbiamo fatto riferimento a editori, ma abbiamo lavorato a fianco di Maikel Maryn e MalaSpina, per curare questo progetto facendo affidamento solo sulle forze della squadra di autori e illustratori che abbiamo riunito. Tutte persone straordinarie dalla grande professionalità e dall’enorme carica creativa.

Finalmente disponibile l’antologia Mari Aperti, che raccoglie fondi per Open Arms e per le sue attività nel Mediterraneo.

Ecco cosa troverete in Mari Aperti:

  1. In un giorno e una notte di Mauro Longo – illustrato da Pietro Rotelli
  2. Gli orfani di Assalung di Federica Soprani – illustrato da Daniela Giubellini
  3. Sette volte Wodenn di Francesco Lanza – illustrato da Barbara Aversa
  4. Lóng Nǚ, la ragazza-drago di Monica Serra – illustrato da Viviana Marinucci
  5. Pensieri di confine di Jill Parker – illustrato da Giulia Darcy Rosati
  6. L’ultimo grido degli déi di Marta Duò – illustrato da Andrea Piera Laguzzi
  7. Il rifugio del signore del mare di Andrea Marinucci Foa e Manuela Leoni – illustrato da Morgana Marinucci
  8. Aylan a chi?/Quarantesettesimo Parallelo di Alessandro Chiometti – illustrato da Claudio Calia
  9. Mare inferum di Maikel Maryn – illustrato da SoloMacello
  10. Mari di fantasia – saggio di Giorgio Smojver – illustrato da Morgana Marinucci

E una bellissima copertina ad opera dell’illustratrice e autrice fantasy italiana Mala Spina.

Disponibile: tramite Produzioni dal Basso con una donazione di € 3,99 o superiore; su Amazon per Kindle a € 3,99 e in cartaceo a € 14,99.

Note di Sogno

Note di sogno di Manuela Leoni Le note si spargevano nell’aria fresca della notte, creando spirali fantastiche che si intrecciavano alla brezza e al profumo…

La musica di Daighre – di Manuela Leoni

Contea di Cork – 21 Giugno 2016 – Tardo pomeriggio.

Le mani nodose correvano sulle corde della piccola arpa di legno scuro, quasi avessero ritrovato l’elasticità della giovinezza. Le note limpide si spandevano nell’aria, la melodia si mescolava con il vento fresco che spirava dall’oceano, lontano, in basso ai piedi della scogliera.
L’uomo sedeva nell’erba, un mare di verde smeraldo ed erica intorno a lui: i capelli bianchi, lunghi, raccolti in una coda bassa, il viso di angoli e spigoli finalmente disteso, lo sguardo negli occhi grigi rapito e distante. La sua figura asciutta si stagliava contro il cielo azzurro solcato dal bianco delle nuvole, i jeans sdruciti leggermente bucati sulle ginocchia, la maglietta dei Led Zeppelin scolorita dal tempo che avvolgeva le sue spalle ancora muscolose.
La sera del solstizio d’estate si avvicinava e lui sentiva l’aria vibrare intorno a sé, all’unisono con le corde dell’arpa. Il piccolo cerchio di pietre nere alle sue spalle scintillava nel sole e lui sentiva la sua energia cercare di raggiungerlo. Quasi. Non ancora.
Era già stato lì. In un altro tempo. Un tempo in cui i suoi capelli avevano il colore delle pietre alle sue spalle. Un tempo in cui le sue mani non dolevano correndo sulle corde dell’arpa. Un tempo in cui il suo cuore era stato intero, la sua vita nelle sue mani, il mondo ancora un luogo magico da esplorare. Un tempo in cui le cose erano semplici e lui non aveva ancora visto oltre il Velo e perso il suo cuore e la sua anima in un sogno.

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La musica di Daighre

La musica di Daighre di Manuela Leoni Contea di Cork – 21 Giugno 2016 – Tardo pomeriggio. Le mani nodose correvano sulle corde della piccola…

I Racconti delle Fate

I Racconti delle Fate
di Charles Perrault e Marie-Catherine D’Aulnoy. Traduzione di Carlo Collodi. A cura di Nicoletta degli Innocenti.
Progetto Tethis

In ebook su Amazon, Kobo, Ibs.
Prossimamente in cartaceo.

C’è un tesoro nascosto nelle favole popolari della Francia del Seicento tradotte nella Toscana dell’Ottocento da un narratore del calibro di Collodi. Un tesoro linguistico, lessicale, gergale, costituito dalla sovrapposizione dei modi di dire, dai nomi, dalle tradizioni che sono disseminati nelle storie come gemme in un forziere di dobloni. Così, oltre a ripresentarci con cura ed eleganza il testo tradotto da Collodi e a raccontarci la storia dei tre protagonisti (due autori e un traduttore), Nicoletta degli Innocenti ci guida in una caccia al tesoro, dove possiamo guardare dalla finestra la Toscana di un Collodi intento a guardare dalla finestra la Francia del Seicento e scegliere come raccontare ai suoi contemporanei quelle storie. Invece di presentarci questo straordinario lavoro di ricostruzione, storico e linguistico, in un saggio a sé, la curatrice ne fa un leggero ma corposo glossario che non mette in ombra ma dona luce al testo delle favole.

È un grande piacere per chi apprezza la parola scritta ripercorrere le favole e sbirciare dietro le quinte in questo modo. Immagino soltanto, da non addetto ai lavori, quanto possa essere prezioso questo volume agli insegnanti che presentano ai ragazzi la letteratura ottocentesca.

Intera recensione

I Racconti delle Fate

I Racconti delle Fate di Charles Perrault e Marie-Catherine D’Aulnoy. Traduzione di Carlo Collodi. A cura di Nicoletta degli Innocenti. Progetto Tethis In ebook su…

The Threshold of Hope

by Andrea Marinucci Foa and Manuela Leoni Translation by Morgana Marinucci   The young woman slide slowly, sitting down on the ground. Long, black, messy…

Reset

Quando l’umanità si affida alla gestione automatizzata tutto sembra funzionare a dovere, ma le professioni si rottamano e il know how si perde. Cosa accadrebbe…

Il D-Day ne “I Guardiani dei Mondi”

Oggi è l’anniversario del D-Day, quindi ci sembra opportuno ricordarlo a modo nostro, con una piccola anteprima del nostro nuovo racconto dell’universo di Jacques Korrigan, i Guardiani dei Mondi.

Base RAF, North Witham – Lincolnshire (UK)
5 giugno 1944

La base militare era affollata. Il lancio era stato rinviato a causa del cattivo tempo e ognuno viveva quelle ore di attesa con emozioni diverse. Lo sbarco in Normandia sarebbe stata l’operazione chiave, quella che avrebbe permesso di vincere la guerra nell’arco di mesi invece che di anni.
Mentre il paramedico gli stringeva la benda sul polso, Mike stringeva i denti per non urlare. Era un uomo gracile, dagli occhi blu come il mare e i capelli neri che sbucavano appena sotto l’elmetto.
“Non è nulla di grave, ragazzo. Ma hai fatto bene a fartelo sistemare”, gli disse l’uomo. Era grande e corpulento, ma la sua era una forza gentile. Il suo viso dai lineamenti marcati da americano nativo era illuminato da un sorriso rassicurante.
“Perché si stanno dipingendo in quel modo?” gli chiese Mike. Il paramedico seguì il suo sguardo. Due soldati che ostentavano un taglio mohawk si stavano dipingendo a vicenda sul viso una pittura di guerra.
L’uomo si strinse nelle spalle. “Buon augurio?” tirò a indovinare.
“Mi piacerebbe averne uno anche io. Uno vero, però.”
“E perché pensi che dovrei dipingerlo io? Se voi della centounesima volete giocare a fare gli indiani…”
“Da come la vedo, amico, è un modo per onorare la tua gente. Che non c’entra nulla con la vecchia Europa, ma è qui lo stesso.”
“La mia gente, la tua gente… E’ gente e basta. Non è questo il vero motivo per cui siamo qui tutti quanti? Se questa terra è assediata da un grande pericolo, tutte le terre sono assediate.”
“Anche le terre degli spiriti?”
Il paramedico lo fissò. “Che cosa ne sai delle terre degli spiriti?”
Mike scosse la testa. “Poco o nulla, non volevo offenderti.”
Lo sguardo dell’uomo sembrava frugargli dentro. Mike provò l’impulso di ritirarsi, ma lo fissò a sua volta con caparbietà.
“Questi nazisti sono un pericolo per tutti. Le terre sono separate ma anche unite, il male di questa ha un’eco nell’altra e alla fine l’infezione passa la barriera e si estende”, spiegò con gentilezza. “Bisogna fermarlo qui e ora.”
“La farai? La pittura di guerra, intendo.”
“Non hai bisogno di una pittura di guerra. Ti dipingerò qualcos’altro”, disse l’uomo. “Un corvo nero, perché questo sarebbe il nome che la mia gente ti avrebbe dato ed è un simbolo che gli spiriti riconosceranno.”
“Hai fatto, Donovan?” intervenne un terzo uomo dal viso torvo. Portava i gradi di caporale.
“Cinque minuti e te lo lascio”, garantì il paramedico.
“Ha fretta di farsi sparare dai crucchi”, scherzò Mike, quando il caporale si fu allontanato. “Perché mai pensi che i tuoi spiriti dovrebbero interessarsi a me?”
“Sono successe cose più strane”, rispose il paramedico con un sorriso negli occhi neri.