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Primavera a Quattro Mani


racconti

Leggende della Tavola Rotonda – Ostia, 6 Maggio

 

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Guido Colombo, Dario de Judicibus Andrea Marinucci Foa, tra gli autori dell’antologia curata da Serena Fiandro per i Doni delle Muse, impegnati della conferenza e accompagnati dalla musica di Marta Masciola e Nicole Marinucci del gruppo Ancient Tales.

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Leggende della Tavola Rotonda

12234922_649010738535705_1031877430493402021_nHo sempre apprezzato il fascino della narrazione antica. Il ciclo arturiano è straordinario, così multiforme nei punti di vista e nei narratori! I personaggi danzano da una parte all’altra del mondo celtico, dalla Britannia al Galles e alla Bretagna, e nelle storie mostrano ruoli, sfumature, caratteri diversi, cambiano nome e si tingono di sfumature sempre nuove. Nonostante grandissime opere coerenti, resta un ciclo da gwerz, da narrazione popolare, dominato da frammenti che come perle danno un carattere speciale e prezioso anche a racconti di contorno e che nel loro insieme hanno un’articolazione complessa e molto ampia.

Dentro c’è un oceano: il passaggio dal mondo antico a quello medievale, l’origine dell’Inghilterra, la cavalleria e l’amor cortese, la ricerca spirituale. Lo popolano archetipi senza tempo e vi si incontrano brillanti personaggi fuori da ogni schema. Nelle opere moderne del genere fa capolino la società di oggi, la questione femminile, l’integrazione, l’esigenza di una convivenza pacifica tra i popoli. Artù si rinnova insieme alla società, ha sempre qualcosa da dire, da mostrare, da insegnare. Ci incanta con le opere antiche, culla la nostra curiosità con quelle moderne, stuzzica l’immaginazione con la musica e con l’illustrazione che lo accompagnano, si materializza nel teatro e nel cinema.

Leggende della Tavola Rotonda, curato da Serena Fiandro ed edito da Doni delle Muse.

Prossimamente un noir

 

New York City, 1915James J. Morgan è un investigatore privato nella New York del 1915, incaricato da una bellissima e ricca gentildonna irlandese di ritrovare un gioiello rubato, il Trifoglio di Giada. Il caso si evolverà (eufemismo per “incasinerà”) presto in una concatenazione di incontri, scontri, avventure con molti cadaveri “freschi di giornata” e qualche intrigo più elaborato.

Questo noir, del genere che in USA chiamano hardboiled è stato iniziato esattamente a 100 anni dell’ambientazione, anche se – purtroppo – qualche migliaio di chilometri più a oriente di New York. La sfida di rimanere sull’hardboiled puro per una trentina abbondante di pagine è stata clamorosamente perduta: come sempre, la nostra scrittura a quattro mani, cambia continuamente registro e si contamina.

Così, il nostro James J. Morgan, grosso come un armadio e rude come un orso affamato, tornato a casa dopo un paio di sparatorie e almeno una rissa da bar, accede il caminetto, si siede in poltrona e si legge Jack London e Jules Verne. Gira per New York, con cui ha un legame spirituale ed empatico e osserva con l’animo del filosofo il passaggio degli immigrati irlandesi, scozzesi, italiani appena giunti in città. Ama mangiare bene, si commuove ascoltando musica (soprattutto quando a cantare sono belle ragazze dagli occhi di smeraldo), ma al primo cenno di pericolo metterà mano alla sua sputafuoco e riempirà di piombo il gangster di turno.

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PRIMA PARTE

 

lcdc_copertineNell’immaginare il ciclo della Canzone della Costa, abbiamo contaminato il vecchio genere sword & sorcery con linguaggi e ritmi più moderni. Le vecchie e brevi storie, principalmente quelle di Leiber, Sprague de Camp, Poul Anderson, hanno incantato tre generazioni e poi sono svanite nelle nebbie con il grande successo della fantasy eroica, lasciando un’eco nel gioco di ruolo, nel cinema, nell’illustrazione.
Parafrasando il capolavoro di John Landis, riproporre racconti sword & sorcery, così fuori moda e lontani dai ritmi che governano la narrativa moderna, era un’impresa totalmente insensata e stupida, ma qualcuno doveva pur farlo. I primi racconti della Canzone della Costa sono rimasti 25 anni nel cassetto, ma negli anni altri se ne sono aggiunti e nel momento in cui abbiamo deciso di tirarli fuori era già un ciclo coerente ma eterogeneo, che saltava su e giù dall’ironia all’azione e dalla suspense al sorriso, privo di una unità stilistica come un insieme di canzoni in un concerto folk.

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Promuoversi con storie brevi (prima puntata)

mT8VifKhfVV3R4tRvkO8Jw_rQuesto è il primo articolo sulla strategia per autopromuoversi, senza pretenziosi “i cinque migliori sistemi per conquistare la galassia a colpi di ebook” o “i dieci sistemi killer per convertire al digitale anche il pitecantropo del piano di sopra e il pesce rosso di zia Berta”, insomma si tratta di qualche consiglio “normale”, da autore semisconosciuto ad autore semisconosciuto.

Per prima cosa, lavorando a un romanzo, una saga, un ciclo, trovo molto utile produrre un po’ di materiale extra, magari un racconto breve o un piccolo spin-off. Qualcosa che sia divertente da scrivere e che si riallacci all’opera principale. Di questi tempi, la soglia di attenzione è sempre più ristretta. Un tempo si parlava dell’esigenza di conquistare il lettore nelle prime cento pagine, in tempi più recenti delle 10 pagine in cui si deciderà se il libro verrà letto o spietatamente abbandonato. Oggi, secondo gli autorevoli consigli di autori “navigati” e guru assortiti dello storytelling, si è più sbrigativi: il destino del libro è appeso all’incipit.

Un libro conquista per i personaggi, per lo stile, per la storia, per l’atmosfera. Viene scelto perché diverte, appassiona o tiene inchiodato il lettore con la suspense (dipende dal genere), emozioni che un paragrafo o due non sempre riescono a destare, per cui la storia breve (quella che non supera la soglia psicologica delle 25 pagine) aiuta molto l’autore a dare un assaggio dell’incantevole atmosfera del suo romanzetto di 1500 pagine, dei personaggi del suo ciclo in quattordici comodi volumi in confezione unica dotata di servosterzo, dell’ambientazione frettolosamente tratta da 22 anni di studi universitari sulla tribù neanderthaliana di Grotta Breuil. Insomma, serve da antipasto ed è tanto più utile quanto più numerose e consistenti sono le portate che seguono.

Una promozione di questo genere a me è stata davvero molto utile, per cui la consiglio spassionatamente a tutti gli autori indipendenti.

La tecnica che trovo più efficace è quella di curare moltissimo questa promozione, trovargli una bella copertina, controllare bene il linguaggio e fare più passaggi di correzione di bozze, studiare bene una quarta di copertina (che negli ebook è il testo che accompagna la copertina negli store), insomma trattare questo mini-ebook come vorreste (o avete voluto) trattare il vostro adorato romanzo. Ai lettori piace essere trattati bene e la cura dei dettagli è un gesto che non passa inosservato agli occhi dei più smaliziati. Alla fine del racconto (o dei racconti) promozionali, si devono mettere sempre due righe per presentare l’autore e l’elenco completo delle pubblicazioni (è ovvio, ma spesso ci si perde proprio sulle cose scontate).

Se vi interessa sapere qualcosa di più su come potreste fare (io non sono un guru e non posso né comunque vorrei mai dirvi come dovreste fare), aspettate la prossima puntata.