L’Oscura forfora delle tenebre

Terza puntata del demenziale fantathriller urbano.  La prima parte è disponibile qui e la seconda qui.

Atto Primo
Scena Seconda

Se avete intenzione di chiedermi dove avvenne quell’incontro, tenetevi stretta l’intenzione e non fatemi certe domande: non ero presente e poi ci tengo alla pelle! Vi basti sapere che…

Il parcheggio sotterraneo era buio e puzzava. Tutti i parcheggi puzzano e se sono sotterranei sono poco illuminati, ma quel parcheggio sembrava più oscuro e puzzolente della maggior parte degli altri parcheggi. Visto che la guida Michelin non attribuisce stelline ai parcheggi sotterranei, dovrete fidarvi di quello che dico.
Tony e i suoi aspettavano davanti alla loro auto, un fuoristrada nero dall’aria costosa, e nell’attesa navigavano su Facebook sugli smartphone.
“Ehi, capo. Ti ho inviato una richiesta per Farmville. Mi serve aiuto per costruire il pozzo”, esordì Ricky.
Tony lo guardò con un’espressione omicida dipinta sul viso, poi scosse la testa e lasciò perdere. I suoi uomini avevano spesso incombenze che prevedevano lunghe attese. Farmville era pur sempre una distrazione meno pericolosa di Youporn.
“Buonasera”, salutò una voce maschile in lontananza. A una quindicina di metri, una figura in impermeabile era in piedi dietro i fari dell’auto, in modo da apparire indistinta, impossibile da riconoscere.
“E’ una bella serata, compare”, convenne Tony. “Vi ha mandato Peppino?”
“Peppino del ristorante”, precisò l’uomo in impermeabile.
“Quello sempre aperto”, aggiunse il mafioso.
“Va bene, allora tu sei davvero Tony Accesi”, annunciò l’altro.
“E tu sei proprio quel cretino che mi fa perdere tempo con queste stronzate delle parole d’ordine”, rise Tony. “Allora, coglionazzo, questi sono i miei uomini più fidati, Ricky e Martin. Svuota il sacco e dimmi in che cosa consiste il lavoro.”
“Dovresti mostrare un po’ di rispetto, sono io che pago”, protestò l’altro.
“Il rispetto non si compra”, sentenziò il boss. “Non ho tutta la notte a disposizione, e questo parcheggio non mi piace.”
“Non ti aspetterai che parli di affari in questo posto?”
“Ma se il posto l’hai scelto tu!” Tony sbuffò.
“Capo, lo posso sforacchiare? Solo un pochino”, gli chiese Martin, estraendo il ferro dalla fondina.
“Stai buono picciotto. Tieni, prendi il mio smartufone e vai a costruire il pozzo di Ricky.”
“Allora, uomo impermeabile, dov’è che andiamo a parlare?”
“Non parliamo affatto”, annunciò l’altro, lanciando un piccolo oggetto di plastica di fronte al boss. “Quella è una chiavetta USB: ci troverai le informazioni che ti occorrono per stabilire una comunicazione sicura con i miei capi. Una volta che le avrai lette con attenzione, dovrai distruggere la chiavetta. Posso fidarmi?”
“Ma che minchione sei?! Pure la chiavetta, adesso? Ti costerà un extra, farmi perdere tutto questo tempo.”
“Anche i muri hanno orecchie, Tony”, gli disse l’uomo, mentre saliva in auto. “Ricordati di distruggere la chiavetta.”
“Fanculo tu e la chiavetta”, lo salutò cortesemente il boss, mentre si chinava a raccogliere l’oggetto.

(continua)