L’Oscura Forfora delle Tenebre

Quinta puntata del demenziale fantathriller urbano. Ci stiamo avvicinando alla fine? Ma neanche per sogno! Le puntate precedenti? 1 , 2, 3, 4.

Atto Primo
Scena Quarta

Lo giuro sulla testa dei vostri figli: non sto prendendo tempo! Quello che vi racconto è tutto collegato alla nostra vicenda. Aspettate e vedrete. D’altra parte mi avete detto di vuotare il sacco. Non è colpa mia se il sacco è bello capiente.

L’appartamento era ancora buio, nonostante il sole stesse sorgendo. La ragazza non accese la luce ma si mosse in punta di piedi ed entrò nel salone con cautela. Era una bionda, giovanissima e dal viso angelico. Il suo abbigliamento non lasciava nulla all’immaginazione: indossava soltanto un paio di calze autoreggenti bianche. Puntò dritta verso il computer.
C’era pochissimo tempo: per fortuna il disco esterno era lì sul tavolo, un affarino da 2,5 pollici che conteneva un terabyte di informazioni compromettenti!
Lo staccò dalla presa USB e si guardò intorno. Dannazione! I suoi vestiti erano rimasti nella stanza da letto e lei non poteva rischiare che Sam si svegliasse. Acchiappò al volo un accappatoio bianco dal bagno, se lo infilò e uscì silenziosamente dalla porta.
L’uomo era di fronte alla casa, appostato dietro un albero. “Ce l’ho fatta, tenente! Ce l’ho qui”, sussurrò la ragazza.
L’uomo sorrise. “Ottimo lavoro, agente. Ma perché sei in accappatoio?”
“E’ una storia lunga”, tagliò corto lei. “Dove hai la macchina?”
“Due isolati da qui”, rispose il tenente. “Adesso…” Un suono soffocato l’interruppe.
Il poliziotto guardò sorpreso la macchia di sangue spargersi sul suo torace, quindi scivolò a terra.
La ragazza restò impietrita dalla shock per un istante, quindi si chinò per aiutarlo. “Tenente? Tenente!”
L’uomo la guardò. “Abbi cura di quel disco. Adesso solo tu puoi…”
“Non può neppure lei”, fece una voce beffarda. Due uomini in uniforme la guardavano da dietro le pistole spianate. Entrambe avevano il silenziatore. “Ma che peccato! Il tenente e la novellina frequentavano un trafficante di droga e sono stati uccisi dal loro stesso compare. Meno male che siamo intervenuti noi e abbiamo preso il cattivo.”
La ragazza si alzò in piedi con il viso distorto dalla rabbia. “Bastardi! Non c’è nulla di più schifoso di un poliziotto corrotto! Come osate portare quell’uniforme!”
“Però, niente male la novellina!”, disse l’altro poliziotto. “Se ce la spassassimo un po’ con lei, prima di liberarcene?”
“No, non possiamo lasciare tracce”, rispose l’altro, con un pizzico di rammarico. Poi guardò la ragazza. “Sono spiacente, ma tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino. Hai ficcato il naso dove non dovevi e adesso sei fritta.”
“Se posi quella pistola, ti farò vedere io chi è fritto! Ti riduco a una polpetta, razza di salame! Ti apro come una noce! Ti spiaccico come una pizza!”

Sì, lo sto facendo apposta. Mi avete rinchiuso in questa stanza degli interrogatori senza nulla da mangiare? E adesso vi godete la fame anche voi.
D’accordo, cinese va bene. Per me doppia porzione di involtini primavera con salsa piccante e manzo con cipolline. E mi raccomando le birre: la serata sarà lunga.
Dove ero rimasto?

I due poliziotti indietreggiarono di un paio di passi, sogghignando, fino a scendere dal marciapiede.
“Che paura! E’ proprio una furia, questa ragazza. Mi dispace quasi premere il…”
Il fuoristrada blu li colpì in pieno, gettandoli a una decina di metri come pupazzi dopo uno spettacolo.
Il finestrino si abbassò e spuntò una testa cornuta. La ragazza impiegò qualche secondo ad accorgersi che si trattava solo di un ragazzo con un elmo vichingo in testa.
Il nuovo arrivato urlò qualcosa in una lingua incomprensibile, quindi ripetè in inglese: “Santa vacca, ho colpito dei poliziotti!”
Lei scosse la testa, come per ritrovare il senno. I due agenti si stavano muovendo: uno di loro cercava di rialzarsi. La giovane prese una decisione improvvisa. Corse alla macchina, aprì la portiera e salì precipitosamente accanto al vichingo. “Via, di corsa!” gli ordinò.
Lui esitò.
“Di corsa, scemo cornuto!” Urlò la ragazza, dandogli una botta sull’elmo. Un foro sul vetro sottolineò le sue parole.
L’auto schizzò via, superando i due poliziotti che le sparavano contro.

(continua)