L’Abate Breuil e il Racconto della Scoperta

breuil11986.
Grotta Breuil è un piccolo anfratto nel Monte Circeo. Oggi è raggiungibile solo dal mare, ma quando vissero i suoi abitanti, dai 27 ai 35 millenni fa era accessibile anche da terra, come suggeriscono le ossa che sono state ritrovate, testimonianze di caccia oltre che di pesca.
Un gruppo ben nutrito di ricercatori esamina ossa e pietre su un grande tavolo di legno, subito fuori dalla grotta. In costume e maglietta. E’ estate, il momento ideale per le spedizioni di ricerca e non solo per via del bel tempo ma anche perché gli altri mesi sono impegnati dalla vita universitaria.
Un gommone e una barchetta a motore sono ormeggiati a qualche metro di distanza dalla grotta. Nella stagione successiva verranno trovati importanti reperti, un frammento del cranio e due denti tipicamente neandertaliani. Ma non nel 1986.
Ogni osso animale, ogni selce lavorata è un frammento importante di un grande puzzle che racconta la storia di uno degli ultimi gruppi di Neanderthal, vissuti lì in un periodo relativamente temperato tra due fasi intense della glaciazione di Würm, quando il clima non era tanto diverso dal nostro e quando i Sapiens abitavano già la penisola. Così il lavoro ripetitivo di quei ricercatori in costume da bagno che selezionano frammenti su un tavolo sotto il cielo estivo, con delle vaschette di plastica e tanta buona volontà, è emozionante come l’avventura di Indiana Jones in una piramide perduta.
Qualcuno degli studenti intenti a selezionare sassi e fossili ricorderà quelle settimane come una vacanza di studio: sorriderà al pensiero degli scherzi in barca, delle serate passate insieme, di sole, mare e ragazze. Ma gli resterà impresso anche il brivido dell’avventura, solo per aver avuto in mano i pezzi di quel puzzle.

(continua a leggere)