L’addio degli Elfi

Da wikipedia - Porti Grigi

Tema ricorrente della High Fantasy, la separazione del magico dal terreno è rappresentata in molte forme da moltissimi autori, tra cui alcuni giganti della letteratura fantastica.

In Tolkien l’era dell’uomo comincia dalla partenza degli Elfi, che lasciano la Terra di Mezzo dopo gli eventi narrati nel Signore degli Anelli. In Lloyd Alexander, la fine delle avventure di Taran vede la partenza dei Figli di Don, che lasciano Prydain portando via la magia; anche il popolo fatato chiude i varchi al mondo sotterraneo e lascia l’uomo da solo. Katharine Kerr nel suo ciclo celtico (il ciclo di Deverry) narra la partenza di Re Bran, che porta altrove le arti magiche dei druidi nel tempo della conquista romana dell’isola britanna. Le Nebbie di Avalon, immortale capolavoro di Marion Zimmer Bradley, si conclude nello stesso modo: Avalon si allontana dal mondo terreno e con essa la magia del mondo antico.

La fantasy segue il mito, presente in molte tradizioni, della separazione tra il mondo magico e il mondo reale. L’incanto, la meraviglia, il soprannaturale viene portato via dagli antichi, sepolto sottoterra (come nel mito dei Túatha Dé Danann). L’uomo mortale viene lasciato solo, padrone della terra e con i soli strumenti che le sue mani possono governare.

La perdita del magico scandisce l’era dell’uomo, è un momento di passaggio che testimonia la maturità del genere umano, e l’obbligo dell’uomo a prendersi cura del mondo che gli viene lasciato. Senza priminati, immortali, incantesimi, stregoni, anelli del potere, armi incantate, nell’era dell’uomo il destino è nelle mani dei mortali e così anche la responsabilità. In questo senso, ed è un gioco di parole, si finisce la narrazione fantastica con la narrazione della fine del fantastico. Ed è come finire un racconto con il classico “e il resto è storia”.