Carta canta

L’Europa, nella sua infinita saggezza, ha decretato che la cultura è una questione di contenitore. Il libro deve essere di carta come il vino deve essere di vetro e il cioccolato di stagnola. Benissimo, anzi malissimo. Ce ne faremo una ragione, d’altra parte siamo stati noi cittadini a votare alle europee senza grande attenzione alle tematiche che ci sono care.

Ormai anche i sassi hanno capito che l’ebook non sostituisce la carta e che completa l’esistenza del libro, perché giunge là dove la carta non può arrivare: è disponibile indefinitamente senza rese e ristampe costose, semplifica la vita a chi ha problemi di vista, permette una diffusione capillare di vecchie opere introvabili e di testi in lingua originale. E’ la libera circolazione della cultura che spaventa, evidentemente. Il basso costo è un cavallo di troia che nasconde la minaccia di un contatto più stretto tra chi scrive, chi pubblica e chi legge.

Chi ama i libri (e siamo in pochi, purtroppo) alla carta non rinuncia. E’ vero amore e al cuore non si comanda. Possiamo essere liberi di amare anche gli ebook oppure dobbiamo storcere il naso e concludere che sono libri fasulli?

Perché il pericolo elettronico è sempre in agguato. In effetti temo che i nemici dell’ebook, che citano l’inconsistenza fisica di un epub o di un mobi, non sappiano che i libri di carta sono per il 90% un prodotto elettronico. Copertine digitali, prodotte direttamente con i bit o scansionate e quindi ridotte a bit, testi composti da bit, correzioni fatte o riportate in bit, addirittura file scambiati via internet tra autori e editori. Se lo sapessero, gli prenderebbe un colpo apoplettico. Che il vino non sia fatto di vetro, alla fine?