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Mito a Quattro Mani


Intervista a Morales e Barnes

Barnes & MoralesGli agenti Mike Barnes e Xavier Morales hanno graziosamente accettato di fornirci una intervista, una prassi ormai consolidata per i personaggi di Andrea Marinucci Foa e Manuela Leoni. Abbiamo in studio questa strana coppia di agenti, un po’ Starsky e Hutch, un po’ Merry e Pipino. Tema dell’intervista è soprattutto la loro storia e il loro ruolo all’interno del romanzo.

Che dire di questi due personaggi, usciti dalle pagine di Jacques Korrigan a Brocéliande?
A sentire gli autori, erano originariamente ideati come spalle, personaggi funzionali alla storia, ma di certo non protagonisti.
Ok, mettete via le pistole: ho detto originariamente!

Barnes: se parliamo di origini, allora Jacques Korrigan a Brocéliande doveva essere un racconto.

Morales: comunque gli autori hanno riconosciuto le nostre potenzialità e ci hanno promossi a co-protagonisti.

Ci sono voci di una rivolta dei più giovani tra i primissimi lettori, che leggendo solo la prima parte hanno sostenuto subito la vostra causa.

Barnes: i giovani sanno il fatto loro, evidentemente. C’era bisogno di un po’ di aria fresca in mezzo a tutti i sassi, i tumuli, i tomi polverosi su Artù. Non è sano vivere nel passato.

Morales: dipende anche da quanto è passato. Per esempio la due cavalli…

Barnes: lo sappiamo, lo sappiamo. Adesso però basta parlare della due cavalli. Siamo qui per rispondere alle domande. Che cosa stavo dicendo?

Morales: se te lo sei scordato vuol dire che non era importante.

Barnes: sei tu che fai confusione! Sì, ecco. Ai giovani il passato piacerebbe anche, se non se ne parlasse così tanto. Invece qui sembrano tutti mummificati. I tedeschi che andavano dietro alle leggende dell’età della pietra, la CIA che andava dietro ai tedeschi, gli altri spioni che andavano dietro alla CIA. Ruota tutto attorno a quattro sassi.

Morales: guarda che anche tu non fai altro che parlare di sassi…

Barnes: E poi un menhir è un menhir. Ne hai visto uno? Allora è come se li avessi visti tutti.

Ricapitolando: siete stati promossi per portare un po’ di azione nel romanzo.

Morales: esatto. Io non avrei saputo dirlo meglio. Nella squadra Sarah sa il fatto suo e anche il cacciatore, Leo.

Barnes: quando spara al poligono anche il bersaglio si toglierebbe il cappello, se lo avesse. Mai visto nessuno sparare come lui!

Morales: sì, ma adesso fammi parlare! Ecco, Jacques rifiuta di prendere in considerazione che per quanto si possa allenare con l’aikido e il tiro al bersaglio, resta un cervellone. E’ fatto così: la sua testa è altrove. Non vedrebbe un indizio qualsiasi neppure se glielo portassero a casa in un pacco con su scritto “indizio urgente”. Lo metterebbe in un angolo mentre elabora una teoria sull’origine indiana dei vasi degli Achei o sulla narrativa tribale della caccia all’ippopotamo. A ognuno il suo ruolo, ecco quel che penso. Ci sono dei cattivi in circolazione? Io e Barnes, e anche Sarah ovviamente, siamo qui per questo.

Ripercorriamo brevemente la vostra storia. Voi siete entrati nella squadra del vicedirettore Kim fin dall’inizio. Come vi ha scelto? E quando vi siete incontrati tra voi la prima volta?

Barnes: cominciamo dalla seconda domanda. Io e Morales eravamo in un programma sperimentale dell’Interpol che faceva girare gli agenti per il mondo, perché imparassero le procedure delle varie polizie del mondo, per collaborare senza pestarsi i piedi. Questa cosa partiva da Londra e così noi ci siamo incontrati lì all’inizio del 2003. Io venivo da Dublino e Morales da Madrid.

Morales: ah, Londra 2003! Quanti bei ricordi…

Barnes: hai impiegato tre settimane per imparare che i londinesi non guidano tutti contromano.

Morales: è una leggenda. I giorni aumentano ogni volta che racconti questa storia. Ho impiegato un po’ a prenderci la mano, tutto qui. Ci hanno messo nella stessa stanza e abbiamo faticato un po’ ad andare d’accordo. Ammesso che si possa dire che andiamo d’accordo. Abbiamo girato parecchio, soprattutto negli USA, e abbiamo ottenuto i nostri successi e i nostri riconoscimenti.

E i vostri provvedimenti disciplinari. I vostri fascicoli sono costellati di piccole infrazioni e ci sono anche degli incidenti che non si possono definire piccoli…

Barnes: ogni tanto prendiamo qualche scorciatoia. Il nostro ultimo incarico, prima di passare sotto il comando del vicedirettore Kim, era in California. La cosa divertente è che lì prendevano tutti Morales per un messicano con una pronuncia strana.

Morales: e pensavano che tu venissi da Boston.

Barnes: abbiamo risolto parecchi casi, in California. Ci utilizzavano anche per missioni sotto copertura, ma operazioni del genere sono delicate: capita spesso di fare qualcosa di illegale per proteggere la copertura e si finisce sotto indagine interna piuttosto frequentemente.

Nell’incidente californiano si parla di un ponte, di un aereo e di un bazooka.

Morales: nulla che un agente scrupoloso non avrebbe fatto al nostro posto! C’era un conflitto con l’FBI. Era una di quelle matasse intricate che capitano spesso e per le quali era stato pensato il programma di cui facevamo parte. L’FBI coordinava delle indagini su un trafficante internazionale di droga, una situazione complessa perché erano coinvolte più agenzie e più stati. Noi seguivamo un caso parallelo, la scomparsa di alcune giovani immigrate clandestine vicino al confine con il Messico. Il caso ci ha portato a pestare i piedi all’FBI, visto che le ragazze scomparse finivano in un giro di prostitute-schiave gestito dal loro sospettato.

Barnes: nelle indagini, il responsabile del coordinamento ci ha cortesemente chiesto di tenerci da parte. Quattro volte.

Morales: le ultime due volte non era più tanto cortese, però. Alla fine ci hanno affiancato un supervisore, ma noi avevamo già trovato il covo del rapitore. Avevamo il forte sospetto che, con l’FBI alle calcagna, avrebbero caricato tutto su un aereo privato e sarebbero partiti. Il rischio era che si portassero via anche le ragazze, o che le uccidessero.

Barnes: quindi abbiamo ignorato i cortesi inviti dell’FBI. Il supervisore non era d’accordo, ma lo abbiamo convinto delle nostre argomentazioni.

Morales: sì. Comunque lo hanno liberato la sera stessa e ci eravamo assicurati che non si potesse far male con la corda.

Barnes: per prima cosa abbiamo isolato la strada, facendo saltare un piccolo ponte…

Morales: un ponticello, un struttura senza alcuna importanza…

Barnes: insomma, lo abbiamo fatto saltare con la dinamite. Quindi abbiamo fatto irruzione e liberato le ragazze. Il boss stava fuggendo in aereo, ma gli abbiamo sparato.

Morales: c’era un bazooka lì in terra, abbiamo fatto fuoco con quello.

In pratica avete colpito un aereo civile con un missile?

Barnes: un missile piccolo piccolo. Un missiletto. Così l’FBI non ha smantellato l’organizzazione perché noi avevamo smantellato il boss. Letteralmente. Però il pilota s’è salvato e l’FBI lo sta usando nei processi. Una volta riaggiustate le ossa, è stato felice di collaborare. Entusiasta.

Morales: però l’FBI ci ha acchiappato per la collottola e siamo stati sospesi e messi sotto inchiesta. Il mastino era il vicedirettore Kim. Non che fosse del tutto scontento di come erano andate le cose: credo che sotto sotto approvasse che avessimo dato la priorità al salvataggio delle fanciulle. Ma avevamo creato un po’ di confusione e ce la siamo vista brutta. Siamo finiti addirittura in un carcere federale.

Barnes: pochi giorni, poi è stato lo stesso Kim a farci uscire. Ci voleva nella sua squadra e ha mandato la dottoressa Chevreul a prenderci. Ci siamo stupiti che dopo averci fatto sbattere dentro ci volesse con lui, ma abbiamo colto l’opportunità al balzo, ed eccoci qui.

Morales: riflettendoci adesso, credo che lo “Human Investigation Departement” non si riferisca tanto all’umanesimo dei suoi scienziati, né allo scopo di mettersi a disposizione dell’umanità. Credo che sia una questione di mettere al centro le persone. Kim avrebbe fatto le nostre stesse scelte, laggiù in California, se si fosse trovato al nostro posto.

Barnes: escludendo il ponte e il bazooka, magari…

Morales: semplice differenza di stile.

E questa è la vostra storia: dice molto del vostro ruolo nel libro. Qualche anticipazione del prossimo romanzo?

Morales: in questo momento siamo impegnati sui Pirenei. C’è parecchia azione nel secondo volume e noi siamo molto presenti, almeno nella prima parte.

Barnes: il resto sarà storia. Almeno si spera.

Morales: in effetti, dati i commenti favorevoli al primo libro non si spiega come mai gli autori non siano a caccia di un editore. Magari possiamo andarne a prendere uno noi due. Che ne pensi, Mike? Hai ancora quel bazooka?

Mike Barnes e Xavier Morales sono due personaggi della serie di Jacques Korrigan.
Intervista a cura degli autori, 23/03/2014.

Immagine da bozzetti originali di Svandis.

One Comment

  1. Anna Foa
    Ott 26, 2014 @ 20:07:36

    CHE DELIZIA1 VOGLIO CHE ANCHE I MIEI PERSONAGGI SIANO INTERVISTATI COSì!

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