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La Foresta degli Incanti


Tre di Spade, l’Ouverture

 

Il mondo degli Dei non era un vero mondo. Non si trovava sopra o sotto quello degli uomini e neppure accanto, era lì e non era lì, separato e parte della stessa matrice. Nessuno si curava di sapere quanto fosse vasto quel luogo: era grande quanto bastava. Ma non assomigliava mai a se stesso. I colori, le forme, persino gli odori cambiavano continuamente. Strade di monoliti che partivano e finivano nel nulla, boschi sacri, fiumi e cascate, prati fioriti, picchi innevati, scogliere sul mare in tempesta, templi che sfidavano ogni legge fisica, erano mescolati in una sinfonia armonica talmente ricca che avrebbe saturato in un solo istante l’intera vita di un mortale.La divinità chiamata Osservatore aveva la testa di gufo e un corpo umano e lo sguardo fisso nel nulla. Sedeva sotto una grande quercia solitaria, davanti a un crepitante fuoco azzurro che sbucava dal terreno senza alcun nutrimento apparente. Se si fosse trattato di un uomo, si sarebbe detto assorto in qualche imperscrutabile pensiero.

“Cos’è che guardi con tanta attenzione?” gli chiese il dio delle taverne Orlo, andandogli incontro e battendogli una rude pacca sulla spalla. Era una divinità grassa e gioviale, dal viso rubicondo, i corti capelli rossi e un bel paio di mustacchi arricciati in punta.

Osservatore lo fissò seccato, quindi rispose: “la Costa, nei dintorni di Vadhe.”

“Nel regno creato dal tipo strampalato con la fissa per le armi da fuoco, vero? Com’è che lo chiamano? Re Gunner?”

L’altro alzò le spalle. “Non lo chiamano più: è morto secoli fa.”

“Come passa il tempo! Ho visto la sua prima flotta affondare i vascelli nemici a colpi di cannone. Che spettacolo! Ma giurerei che sia passato qualche mese, al massimo un anno.”

“Ho da fare. Se non ti dispiace…”

Orlo non era tipo da cogliere certe sfumature. “Certo che mi dispiace! Non vedo quel mondo da un po’. Sono stato occupato con la carriera di quel politico nero che è diventato il capo di una nazione dominata dai bianchi e…”
Osservatore sospirò. “Non divagare, per favore!”

“Va bene”, concesse magnanima l’altra divinità. “Cosa è successo di così interessante a Vadhe?”

“Sono arrivati tre nuovi”, sintetizzò lui, come se questo esaurisse la conversazione.

“Eroi? Maghi?”

“Ladri.”

Orlo arricciò il naso. “Ma dai! Le città sono piene di ladri, in qualsiasi angolo di ogni piano. Persino qui spariscono le cose in continuazione. E poi a Vadhe! E’ una città piena di ciarlatani, ladri, puttane, assassini. C’è persino qualche avvocato!”

Osservatore scosse la testa. “Questi ladri sono speciali. Ne uscirà una bella storia o magari una canzone.”
L’altro portò il suo divino sguardo altrove. “E’ quella ragazza dai capelli neri che stai spiando?”
Osservatore sorrise. “E’ una piratessa: le hanno affondato la nave e i suoi ex soci le hanno messo una taglia sulla testa. Invece di fuggire, si è data al furto da indipendente.”

“E quei due che le vanno dietro sono gli altri soggetti del tuo studio? Mi riferisco a quell’ometto dai capelli bianchi e quel giovane dall’aria impertinente.”

La divinità dalla testa di gufo annuì. “L’ometto viene dalle montagne del nord: lì sono bassi di statura. Ma quell’esemplare è particolare: invece di restare a casa a tracannare idromele e allevare capre alpine, è scappato a sud e si è messo a fare il mercenario, quindi il bandito e poi l’attore di una compagnia itinerante…”

“E l’ultimo?”

“Era un allievo druido ma amava troppo certe comodità della vita per adattarsi al noviziato. Si è dato al furto anche lui. Dispone di una certa pratica con la magia che gli offre qualche piccolo vantaggio.”
Orlo era perplesso. “Tre belle storie, ma non così straordinarie.”
“Prese singolarmente no. Tuttavia, quando le loro strade si sono incrociate hanno messo su una vera e propria banda di furfanti.”

“In tre si è una banda?”

“Non lo so, non sono un esperto di crimini”, tagliò corto Osservatore. “Ma di certo i miei soggetti sono una banda. Guarda tu stesso, se non mi credi. Sei sempre capace di vedere nel tempo, no?”

Il dio alzò le spalle: la risposta era scontata. Assunse un’espressione di intensa concentrazione, quindi sgranò gli occhi. “Ma dai! Non ci credo! Hanno fatto questo?”

“Allora? Avevo ragione?”

L’altro annuì. “Credo che ti terrò compagnia per un po’. Che ne pensi di un paio di birre ghiacciate?”

 

© 2014 by Andrea Marinucci Foa & Manuela Leoni

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