Crea sito
La Foresta degli Incanti


racconti

Note di Sogno

Note di Sogno di Manuela Leoni Le note si spargevano nell’aria fresca della notte, creando spirali fantastiche che si intrecciavano alla brezza e al profumo…

Anteprima

copertinaProssimamente su A Quattro Mani, il racconto giallo della serie di Louis Gitanes, spin off di Jacques Korrigan.
Intanto, ecco la cover!

L’Oscura Forfora delle Tenebre

Sesta puntata del demenziale fantathriller urbano. Le puntate precedenti? 1 , 2, 3, 4, 5.

Atto Primo
Scena Quinta

No, non vi anticipo nulla: questa è una vicenda così complicata che se comincio a saltare avanti e indietro mi ci perdo. Abbiamo lasciato Tony con la chiavetta USB a New York e Bjorn in auto con la bionda in accappatoio nel Maine. La nostra storia prosegue a San Francisco nel salone di un…

“Brutto vampiro! Mi aveva promesso uno sconto!”

Che il Conte fosse un vero vampiro non lo sapeva nessuno, a quei tempi. Soltanto il suo aiutante di bottega aveva qualche sospetto, per via delle strane abitudini del Conte e per i suoi racconti estremamente vividi e ambientati in epoche lontane.

Parlo di me in terza persona, e allora? Vi dà fastidio? Lo faceva pure Giulio Cesare e ha fatto un sacco di strada nella vita.

Dei vampiri se ne dicono un sacco, ma non è facile distinguere un vampiro da un fesso qualunque. Per prima cosa, i vampiri odiano gli specchi, ma non è assolutamente vero che gli specchi non riflettono la loro immagine. Semplicemente, i vampiri non vengono bene allo specchio, così come qualcuno viene male in fotografia: la loro carnagione sembra giallastra e i loro occhi spenti; sembrano più paffuti e meno muscolosi, qualcuno persino più basso. Così il Conte stava sempre alla cassa, che è il posto più adeguato a un succhiasangue.

Ma no, la luce non lo riduceva in cenere e neppure gli conferiva un alone luminoso. Quelli sono effetti speciali che costano cari, e qui gli autori si tengono stretti con le spese.

La bottega del Conte era piccola ma situata in una strada parecchio trafficata e quindi il lavoro non mancava. Nonostante fosse un vampiro, i suoi prezzi erano tutto sommato abbastanza contenuti e questo contribuiva ad affollare il locale. Il Conte era vecchio, vecchissimo. Nessuno sapeva quando fosse nato, ma ogni volta che saltava fuori un qualsiasi argomento, dalle piramidi in poi, lui sorrideva sotto i baffi ben curati con l’espressione sorniona che voleva sottointendere “io c’ero”. Però tutti quei secoli se li portava bene! Sembrava un arzillo sessantenne, con i capelli grigi tagliati alla Cary Grant e dei baffetti alla David Niven. Di tutti i luoghi comuni sui vampiri, l’unico che aveva una qualche fondamento con il Conte era l’allergia alla croce. Ogni volta che si lanciava una moneta lui sceglieva testa. Matematico.
Un altro problema del Conte era con l’aglio. Ogni volta che sentiva odore d’aglio, chissà per quale ragione, cominciava a parlare con la erre moscia. Certo, non sembrava un problema insormontabile, ma quando il negozio accanto al tuo era un kebabaro che friggeva falafel tutto il santo giorno, la situazione diventava pesante.

Quanto al suo assistente, era un giovane elegante e distinto dall’intelligenza fuori dal comune e dal vivace senso dell’umorismo.

Questa è la mia storia, è chiaro? La racconto come pare a me.

La maggior parte dei tagli era affidata all’assistente, Steve, mentre il Conte si occupava della cassa e, stranamente, della pulizia del pavimento. Non lasciava quell’incombenza a nessuno, neppure ai garzoni che negli anni aveva assunto e licenziato a seconda di come andavano gli affari.

Quel giorno, il Conte ricevette visite: una coppia giovane. Entrambi erano alti, belli e biondi, lui con una barbetta ben curata, lei senza. Lei con uno splendido paio di tette e lui no. Insomma, erano due che attiravano l’attenzione. Appena entrati si fiondarono a parlare con il Conte.
“Qui bisogna proprio pavlave.” Esordì barbetta bionda. “Oh povca puttana, c’è aglio da queste pavti!”
“Bisogna favci l’abitudine”, rispose con filosofia il Conte.
“Quanto è fidato il tuo assistente?” chiese belle tette che era evidentemente più scaltra dell’amichetto, visto che evitava le erre con disinvoltura. “Discutiamo qui o ci spostiamo in un posto dove non c’è nessuno?”
“Vitiviamoci a pavlarve nel vetvobottega, se non vi dispiace”, propose maldestramente il Conte.

(continua)

Ade-15

Ade-15 di Andrea Marinucci Foa Credo che tu possa capirmi, adesso. Era difficile sintonizzarci, perché questa comunicazione avviene solo a livello di modulazione elettromagnetica. Sottile…

Ade-pressione

Ade-pressione di Andrea Marinucci Foa “No, non mi disturbi. Cioè sì, ma non fa nulla. Sono le tre del mattino, non hai più il senso…

Ade-lizioso

Ade-lizioso di Manuela Leoni Era ancora estate e Sofi si annoiava a morte nella sua casa di campagna, con l’unica compagnia di sua madre Demi…

Ade-lirio

Ade-lirio di Andrea Marinucci Foa “Hey, baby”, le dissi. “Sei un dolce peso, ma non stringermi così il collo.” Portarla oltre la soglia era molto tradizionale.…

La Luna dei Sogni

La Luna dei Sogni di Andrea Marinucci Foa e Manuela Leoni   Tra le leggende che si raccontano a Vadhe, la perla nera della Costa,…

Il Cieco

IL CIECO di Andrea Marinucci Foa “Raccontane un’altra, Sam!” Il vecchio scosse la testa, perplesso. “Sam?” “E’ solo un modo di dire, vecchio mio”, rispose…

La nota e la penna

Tra melodia e racconto spesso c’è perfetta reversibilità espressiva: storie che diventano canzone e poi di nuovo storie. La penna e la nota ci fanno sognare, entrambe.

Sein 1940
Incredibile storia, quella della minuscola isola di pescatori bretoni di Sein (Enez Sun), che rispose alla chiamata di De Gaulle nel giugno 1940: su tre vascelli 150 pescatori raggiunsero l’Inghilterra per entrare nella resistenza. Fu chiamata “un quarto della Francia”, poiché tra quei 600 francesi a farsi subito avanti un quarto venivano da Sein, uno scoglio di mezzo chilometro quadrato in mezzo al mare tempestoso che oggi non raggiunge i 190 abitanti. La leggenda vuole che una notte le donne di Sein strappassero l’isola dalle profondità del mare e la portassero a remi in Inghilterra per riunirsi con i loro uomini, quindi la riportassero all’alba al suo posto.

SEIN 1940

The Lady Leroy
E’ una antica ballata irlandese, profondamente popolare come spirito e tradizionale come tematica, l’amore di due giovani che supera gli ostacoli della differente estrazione sociale e dell’ostilità dei genitori, che si risolve nella fuga avventurosa verso nuove e lontane terre.
Contrariamente alla maggior parte delle altre ballate di questo genere, la storia d’amore su cui è centrata The Lady Leroy non finisce con lo sterminio dei protagonisti, dei loro amici e familiari e degli animali domestici (perché non resta più nessuno per accudirli): il veliero Lady Leroy arriva a Boston e i due amanti superano arditamente tutte le prove che puntualmente vengono poste sul loro percorso.

LADY LEROY