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Tre di Spade


Ade-pressione

Ade-pressione
di Andrea Marinucci Foa

“No, non mi disturbi. Cioè sì, ma non fa nulla. Sono le tre del mattino, non hai più il senso del tempo? Cosa? Villano? Papà, tu mi hai mangiato ed io sarei villano? No, non mi tirare in ballo il partito adesso: sono cose che non si fanno e basta! Sì, è acqua passata. Papà, ho da fare! No, non vengo a trovarti domani. Domani torna mia moglie; verrò la prossima settimana. Hai finito il dentifricio? Sì, te lo faccio avere io. Cosa? D’accordo: antitartaro. Va bene, papà. Adesso devo andare. Ciao. Sì, ciao.”
Ade chiuse la comunicazione e gettò il wireless sul divano.
“Padri!” rise Loki.
“Lasciamo perdere l’argomento. Almeno il tuo ha un occhio di riguardo.”
“Giusto quello”, sbuffò Loki.
“Che facciamo? Questa festa sta diventando un po’ moscia”, intervenne Kalì.
“Forse è ora di andare a dormire un po’”, convenne la Morrigan, stiracchiandosi. “E’ tardi.”
“Non vorrete che metta tutto a posto da solo! Devo anche portare Cerbero a fare i suoi bisognini.”
“Buon per te che ha solo tre teste”, disse Loki con un sorriso beffardo. “Pensa tu se avesse tre culi!”
“Begli amici! Impiegherò minuti interi a sistemare questo casino”, si lagnò il dio dell’oltretomba. “Sono proprio stufo di vivere in questo postaccio! Oh, quanto sono stufo!”
Kalì gli posò una delle mani sulla spalla. “Chi te lo fa fare di vivere in questo seminterrato? E poi i dintorni sono un vero mortorio.”
“Dovrei proprio andar via, mi sento come una mosca imprigionata in una ragnatela”, si lamentò Ade.
“E dove andresti?” gli fece Morrigan, alzando le spalle. “Siamo tutti sulla stessa barca. Io devo mietere, Loki deve tradire, Kalì deve distruggere. Due palle!”
“Ci sono mondi in cui l’uomo è una razza giovane e non ci sono Dei, non ancora”, gli occhi del Dio guardavano verso l’infinito. “Io potrei fare il benevolo Nume della poesia.”
“Io sarei la Dea dell’Amore”, si pavoneggiò Morrigan.
“Io mi occuperei della musica. E magari del vino”, Loki sorrise. “Heavy Metal forever. Yeah!”
“Mi farei chiamare Kalì mano-gentile e sarei la Dea dell’alba, del tramonto, dell’arcobaleno…”
“E allora molliamo tutto e andiamo!” propose Ade.
Kalì sospirò. “Ho un uragano e un terremoto in programma per la prossima settimana.”
“Anche per me è un brutto momento. Magari il mese prossimo”, si scusò la Morrigan.
Loki gli diede una pacca sulla spalla. “Ma non preoccuparti, ne riparliamo presto.”
I tre numi svanirono in un lampo di luce accecante.
“Sì, certo!” Borbottò Ade. “Presto, come no! Diventa Dio, dicevano. Onniscienza, dicevano. Onnipotenza, dicevano. Onnifregatura!” Prese il triplice guinzaglio. “Andiamo, Cerbero?”

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