La guerra dei Self

Molti credono che gli autori si dividano in pubblicati e autopubblicati, i primi accuratamente selezionati da valenti editori e i secondi sgrammaticati e pasticcioni dilettanti della scrittura. Altri vivono il film della battaglia del piccolo Davide “self” contro il Golia della casa editrice, che presenta romanzi dozzinali e troppo commerciali.

La realtà è articolata e complessa. L’editoria “self” è varia più che avariata e i motivi che spingono gli autori a intraprendere un cammino tanto arduo sono tantissimi, più di quanti se ne possano immaginare. Tra l’altro, al popolo “self” oggi si affiancano i cugini ricchi e controversi dell’eap (editoria a pagamento), autori testardi che pagano le spese della pubblicazione delle proprie opere pur di vederle pubblicate, e i cugini bravi della piccola editoria, che pur valutati e selezionati da editori, devono sobbarcarsi le spese e le fatiche di epiche campagne autopromozionali per superare la barriera delle 300 copie vendute. Nel frattempo gli autori delle grandi case editrici vengono spesso abbandonati sul ciglio dell’autostrada, lasciati a curare la loro promozione come comunissimi “self” o a gestire da soli le presentazioni, e si uniscono anch’essi all’allegra brigata che giornalmente intasa i social con avvisi letterari più o meno dotti e più o meno interessanti ma generalmente ignorati al grido di “amo i libri ma che palle vedere facebook piena di copertine invece che di giocatori di calcio e di fighe in bikini”, sentimento che spiega benissimo perché l’Italia è in testa a tutte le classifiche internazionali della lettura, della scolarizzazione e degli investimenti in innovazione.

Niente battaglie, quindi, solo una situazione fluida e in cui domina la volontà di andare avanti nonostante i molteplici ostacoli della crisi economica, della crisi della lettura, della crisi dell’editoria, della crisi della cultura, della crisi dell’informazione, senza neppure aspettare che finalmente la crisi entri in crisi e finisca.

Gli scrittori sono troppi? I “self” sono buoni o cattivi? E gli editori? E chi si pubblica a pagamento è un cocciuto anticonformista o uno sfigato imbrogliato da squali tipografici? Queste domande raramente hanno senso. Ogni autore ha un motivo tutto suo per pubblicare e un motivo tutto suo per farlo con un canale invece che con un altro. Generalizzare con “i self fanno schifo” o “le piccole case editrici sono tutte eap mascherate” è facile, una bella scorciatoia per risparmiarsi la fatica di ascoltare una proposta. Ebbene, non tutti i self sono dilettanti, non tutte le piccole case editrici imbrogliano, non tutte le grandi sbagliano politica a 360°.