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Louis Gitanes e il Signore dei Sogni


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Posts by A Quattro Mani :

Il libro modale

Uno dei fenomeni più irritanti sul piano artistico e che portano più discussioni e interesse sul web è l’ottimizzazione della scrittura, tesa ad ottenere non opere ma prodotti “modali”. Da altre discipline sappiamo benissimo che le fasi storiche di ottimizzazione compulsiva accompagnano momenti carenti nella creatività. Grazie agli studi di S. J. Gould e N. Eldredge, abbiamo imparato che la storia delle specie conosce spesso la fase della diffusione rapida di varianti seguita da una fase più lunga in cui le variazioni si affinano e si diffondono fino a costituire una nuova base di partenza. Nei fenomeni sociali l’ottimizzazione corrisponde perfettamente a questa seconda fase biologica, in cui tutto sembra muoversi al rallentatore e in cui si stabiliscono canoni ottimali che verranno allegramente buttati alle ortiche con la prossima ondata creativa. Mi sembra che siamo proprio nel mezzo di una fase di questo genere, col tentativo di uniformare il prodotto letterario e renderlo “modale”, scientificamente studiato per garantire una buona diffusione su un pubblico che è al centro di una curva gaussiana di risposta alla costruzione della trama, al linguaggio e al ritmo.

D’altra parte, si sa, le variazioni esplodono ai margini, in periferia, e vengono incorporate nella popolazione futura solo quando hanno un impatto adattativo notevole. Nel mondo dei libri l’adattamento consiste non tanto nell’adesione ai canoni di gradimento dei lettori, ma all’eco socioculturale di un’opera, di una tematica, di una modalità narrativa. La lavorazione del prodotto editoriale modale è quasi un fenomeno post-industriale: esistono schemi ottimali per la produzione distribuita di best seller, regole che massimizzano l’efficienza della trama e del linguaggio per raggiungere il target modale. Purtroppo l’ottimizzazione è un fenomeno che chiude più porte di quante ne apra, perché l’efficienza non è quella di ampliare gli orizzonti e portare fermento in ambito socioculturale ma quella di garantire un buon numero di vendite ai singoli “prodotti”. Si scrive modali ma si legge mediocri, perché sono sottratti al lato artistico, che crea bellezza dalla piccola imperfezione, che fa musica con uno strumento non perfettamente accordato, che spesso sbaglia ma sbagliando ci porta a guardare orizzonti che non avevamo mai preso in considerazione.

Così lo studio di Propp che evidenzia un flusso tipico nell’elaborazione della trama da spunto importantissimo per costruire opere consapevoli diventa una banale ricetta per confezionare una favola di successo. L’evoluzione del linguaggio narrativo, che segue necessariamente gli strumenti cinematografici e televisivi, porta al mero elenco delle tecniche obsolete (infodump, descrizione statica, etc.) e degli ingredienti essenziali (come gli incipit dal ritmo incalzante da trailer cinematografico), invece di stimolare riflessioni costruttive su come le variazioni di ritmo e linguaggio intervengono nell’immaginazione del lettore e nella percezione della storia.

E’ ormai diffuso un marketing che scientificamente spinge della deriva artistica, una sorta di “si-fa-cosismo” tipico delle fasi meno interessanti della storia. E’ facile profetizzare che l’appiattimento ottimale porterà a una contrazione del numero di lettori, così come l’ottimizzazione dei telefilm ha portato a una riduzione generalizzata nel pubblico. In fondo, i segmenti di arco non modali della curva dei lettori costituiscono un elemento dinamico e non statico. Una nicchia si può trasformare in un fiume in piena, perché le attività umane non hanno il ritmo di eventi biologici calcolati in generazioni. Anche solo restando in tempi relativamente recenti, è successo con Harry Potter, un fenomeno di nicchia che è straripato ben prima di approdare al cinema, e su cui solo qualche piccolo editore ha scommesso inizialmente.

Carta canta

L’Europa, nella sua infinita saggezza, ha decretato che la cultura è una questione di contenitore. Il libro deve essere di carta come il vino deve essere di vetro e il cioccolato di stagnola. Benissimo, anzi malissimo. Ce ne faremo una ragione, d’altra parte siamo stati noi cittadini a votare alle europee senza grande attenzione alle tematiche che ci sono care.

Ormai anche i sassi hanno capito che l’ebook non sostituisce la carta e che completa l’esistenza del libro, perché giunge là dove la carta non può arrivare: è disponibile indefinitamente senza rese e ristampe costose, semplifica la vita a chi ha problemi di vista, permette una diffusione capillare di vecchie opere introvabili e di testi in lingua originale. E’ la libera circolazione della cultura che spaventa, evidentemente. Il basso costo è un cavallo di troia che nasconde la minaccia di un contatto più stretto tra chi scrive, chi pubblica e chi legge.

Chi ama i libri (e siamo in pochi, purtroppo) alla carta non rinuncia. E’ vero amore e al cuore non si comanda. Possiamo essere liberi di amare anche gli ebook oppure dobbiamo storcere il naso e concludere che sono libri fasulli?

Perché il pericolo elettronico è sempre in agguato. In effetti temo che i nemici dell’ebook, che citano l’inconsistenza fisica di un epub o di un mobi, non sappiano che i libri di carta sono per il 90% un prodotto elettronico. Copertine digitali, prodotte direttamente con i bit o scansionate e quindi ridotte a bit, testi composti da bit, correzioni fatte o riportate in bit, addirittura file scambiati via internet tra autori e editori. Se lo sapessero, gli prenderebbe un colpo apoplettico. Che il vino non sia fatto di vetro, alla fine?

InverseLab di Narrativa

La scrittura è un’attività individuale, tradizionalmente solitaria, tuttavia mettere “nero su bianco” una storia costituisce soltanto una piccola parte del lavoro dello scrittore di narrativa, che si giova di un contesto sociale ricco e articolato in cui le idee prendono forma, ci si confronta con il mondo dell’editoria, si entra in contatto con i lettori, si effettuano ricerche documentali e si caratterizzano i personaggi. Prima, dopo e persino durante le fasi di materializzazione della storia, lo scrittore deve frequentare assiduamente il mondo.

All’interno del nuovo metodo Inverse Training®, che riposiziona l’autoapprendimento e il miglioramento delle proprie abilità artistiche e tecniche in un contesto di gruppo, nasce il primo InverseLab destinato alle arti umanistiche.

L’InverseLab che proponiamo più che un viaggio a tappe nelle tematiche della narrativa è un surfing a più menti sull’onda dell’arte di raccontare una storia.

Il tema conduttore di questa sperimentazione riguarderà la narrativa di genere, con una breve introduzione all’Inverse Training® (ma senza didattica frontale e lezioni di scrittura creativa) e molto tempo di laboratorio. Sono previsti sei incontri di due ore che si terranno ogni due settimane. L’ideazione e la conduzione dell’InverseLab narrativo è di Andrea Marinucci Foa e Manuela Leoni, autori indipendenti di narrativa di genere, copywriter ed editor.

Il laboratorio sperimentale è un primo passo verso un’attività più ampia e indirizzata a tutte le forme di narrazione, per creare spazi collaborativi altamente conviviali in cui l’efficacia formativa e didattica sia legata al lavoro di gruppo e non all’autorevolezza di una cattedra. In quest’ottica, l’invito all’InverseLab è esteso a chiunque sia interessato alla narrazione e non soltanto agli scrittori, perché la presenza di prospettive diverse è sempre una risorsa straordinaria.

Come ogni altra attività Inverse Training®, il raggiungimento dell’obiettivo attraverso la sintonia di gruppo apre altre porte e impone nuove domande che possono costruire nuovi obiettivi o arricchire quello di partenza.

Funziona come tutti i corsi Inverse Training, con voucher dal prezzo standard di 50 € per ogni sessione (2 ore) acquistabili sul portale www.inversetraining.com

Sito Ufficiale

Carta canta

Tutto in pochi giorni:

Disponibile TRE di SPADE in cara vecchia carta sui maggiori store, tra cui Amazon, Mondadori, Feltrinelli, IBS.
L’ebook promozionale LOUIS GITANES E IL SIGNORE DEI SOGNI su Smashwords (e in attesa di arrivare su Amazon) con un numero inatteso e lusinghiero di download.

Addio, 2014

10392434_895654580458696_8947991172048021335_nUn anno difficile, duro, ma pieno di nuove amicizie e artisticamente intenso. Abbiamo riso (poco), pianto (molto), scritto (moltissimo).
Del 2014 ci restano gli amici, i soliti vecchi e straordinari amici e i nuovi straordinari amici (è inutile fare nomi, tanto non facciamo mistero del nostro affetto), un libro (auto)pubblicato a luglio, un racconto pubblicato dalla EEE a settembre in una antologia, una ventina di racconti assortiti, un portale di storie brevi progettato e realizzato, tre libri su cui abbiamo lavorato ma che non sono finiti, uno spettacolo straordinario incentrato sulle nostre storie e tante nuove idee.
Ringraziamo i nostri amici e compagni di strada e auguriamo loro un 2015 stupendo.

Il Sentiero di Pierre

Brano in anteprima da “Jacques Korrigan e la Pietra di Artù”
di Andrea Marinucci Foa e Manuela Leoni

La giovane donna si lasciò scivolare lentamente, sedendosi a terra. I lunghi capelli neri scarmigliati le ricadevano sul viso pallido e tirato.
“Estela!” la chiamò il vecchio calvo. Impugnava un fucile e aveva una sciarpa verde intorno al collo.
Lei non gli rispose, ma lo guardò con aria esausta.
“Ė chiuso?” la incalzò l’altro, in francese.
Estela annuì brevemente. Poi gli tese il braccio per farsi aiutare.
Il francese le strinse la mano. Era piccola e calda. Gli occhi della spagnola erano scuri come la notte e brillavano di determinazione. Con uno strattone il vecchio la tirò in piedi.
“Tutto bene”, lo rassicurò la ragazza.
“Ti ho coperta con gli altri, ma questo deve essere l’ultimo gruppo!” Il tono dell’uomo non ammetteva repliche. “Ė chiaro?”
Lei si strinse nelle spalle.
Le altre guide, due maquisard dall’aria cupa, stavano conducendo i fuggiaschi verso il vecchio sentiero che s’inoltrava nel bosco. L’autunno aveva dipinto i faggi di giallo e rosso, creando un’esplosione di colori e sfumature.
“Questa strada doveva essere chiusa nel 38”, aggiunse il vecchio.
“Ė una mia responsabilità, Troadec”, tagliò corto lei. Alzò lo sguardo verso il cielo, valutando con occhio esperto le nuvole grigie. Imprecò in spagnolo e si incamminò a passo spedito verso il gruppo, senza curarsi che il vecchio la stesse seguendo.

CONTINUA A LEGGERE

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Avevamo preparato con cura un pieghevole per gli eventi e non c’è riuscito di stamparlo in tempo per il Tea&Novels di oggi pomeriggio… Siamo i soliti pasticcioni. Va bene, eccolo qui in tutto il suo dilettantistico splendore.

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Il 19 Dicembre

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Il 19 Dicembre siamo a Marino (RM). E’ il primo evento in assoluto incentrato su qualcosa che abbiamo scritto  e siamo davvero molto emozionati.
Ringraziamo PUNTO A CAPO ONLUS per il grandissimo onore che ci ha riservato.

7 BUONE RAGIONI…

Sette buone ragioni per NON leggere Jacques Korrigan a Brocéliande.

1. NON HA IL VAMPIRO

Il vampiro che doveva apparire nel libro, il famigerato conte Ludomiro, ha dato forfait visto che le sue condizioni non erano state accettate dagli autori: voleva brillare al buio, comparire nel titolo del libro, spostare la location dalla Bretagna alla Transilvania e avere una storia di sesso con Sarah Kelvin, la quale – come risposta – lo aveva pubblicamente minacciato di evirazione con un coltello da pane, di quelli seghettati.

2. NON SI SA BENE DOVE METTERLO

Dove metterlo? Nell’avventura? Nella fantasy? Tra i gialli? Nelle spy stories? In un angoletto della fantascienza? E’ un bel problema per chi tiene le librerie ordinate.

3. E’ POCO SERIO

10408570_944649128883182_2132428938340580879_nCi sono personaggi che fanno ridere. Anzi è peggio di così: ci sono dei personaggi che sono lì apposta per far ridere. C’è il forte sospetto che i due autori si siano – orrore! – divertiti a scrivere questo libro, quando lo sanno tutti che la letteratura si compone di sudore, lacrime e crisi esistenziali. Cercando di allietare la giornata al lettore, scivolano inevitabilmente nella narrativa di serie B.

4. E’ TROPPO SERIO

Alcuni lettori bene informati e rigorosamente anonimi ci hanno riferito che ci sono temi molto seri nascosti tra la trama avventurosa, poco visibili a una prima lettura e trattati senza drammatizzare, con leggerezza. Questo è barare! Si era appena classificato il libro nella serie B e arrivano maldestri e tardivi tentativi di farsi posizionare in serie A!

5. DOVE SONO LE DESCRIZIONI AMPOLLOSE?

Tagliate! Bruciate via! Eliminate! Sembra esagerato, ma è proprio così.
Niente più passi come “la luce del sole nascente stuzzicava dolcemente le complesse, geometriche molecole di clorofilla, gloriosamente dotate di un forte cuore di magnesio, che tingevano di verde l’altrimenti pallido prato e il vento correva a 4 nodi da sud sud-est facendo vibrare timidamente le fronde…”

6. PIACE AI VENTENNI

Può essere buono un libro che piace ai giovani debosciati (e per giunta choosy) di oggi? No, certamente no. Che libro è quello che lima e rende scorrevole un linguaggio che tradizionalmente deve essere astruso, criptico e cacofonico? Dove sono i bei “non posso non dirmi in totale disaccordo con quello che non dici”? E dove sono le pagine di intimistica analisi psicologica a cui il personaggio si dedica così spesso mentre scappa nei boschi schivando i proiettili? “Essere o [PROIETTILE] non essere [RAMO BASSO] questo è il problema.”

7. E’ FORESTO

L’ambientazione è esterofila. Forse avremmo anche potuto leggere le avventure di “Giacomo Folletto a Monte d’Accoddi”, ma di Brocéliande ne sappiamo e ne vogliamo sapere molto poco. Invece sappiamo tutti che qualche bontempone ha lasciato un proto-ziqqurat sulla strada tra Sassari e Porto Torres qualche migliaio d’anni fa, vero?

Ecco, LE SETTE buone ragioni per non leggere Jacques Korrigan a Brocéliande.
E qui il link dove NON comprarlo, in cartaceo o in ebook.

Il Sentiero di Pierre

Ed ecco un racconto in anteprima assoluta, tratto dal materiale che stiamo utilizzando per Jacques Korrigan e La Pietra di Artù, che si svolgerà principalmente tra i Pirenei e l’Inghilterra. Ha partecipato e vinto l’edizione di novembre di SETTE GIORNI DI FOLLIA.

SPOILER

Il secondo romanzo prosegue da dove finiva il primo: la ricerca del gruppo criminale responsabile dei rapimenti a Paimpont e la vicenda dei Guardiani (seanchaithe) e delle strade tra i mondi. Seguendo una traccia ritrovata sui diari nazisti, la squadra di Jacques cerca indizi nei Pirenei, dove si trova la famosa grotta di Trois-Frères, imbattendosi nella storia di Estela, profuga spagnola nel 1938 e maquisard durante l’occupazione nazista della Francia. Estela è uno dei personaggi chiave del libro, legata anche alla “trama orizzontale” della serie.

IL SENTIERO DI PIERRE – di Andrea Marinucci Foa e Manuela Leoni
Di una fuga drammatica attraverso il mondo fatato, di occhi d’ambra e d’ebano, di una maquisard e di un bambino.

In anteprima su SETTE GIORNI DI FOLLIA.