Manuali, la nostra prossima sfida

Cosa ci fa una coppia di scrittori di “genere” in un progetto di manualistica? E perché siamo così orgogliosi di aver partecipato alla prossima, imminente pubblicazione di questo manuale di diritto amministrativo? Sarebbe troppo lungo da spiegare in questo spazio… Ehi, un momento! Questo spazio è tutto nostro e decidiamo noi quanto dilungarci, quindi non tenete conto dell’ultima affermazione. Ve lo spieghiamo eccome!

Non molto tempo fa, stavamo parlando di manuali con Massimo Vaccaro, che insegna all’Ateneo diritto amministrativo (e diverse altre materie). Il “manuale” è uno strumento che nasce insieme e attorno all’insegnamento della materia. Ma dal momento in cui diventa “libro”, prende una strada tutta sua. Si evolve sì parallelamente al corso, ma non segue necessariamente la stessa direzione. Così, la manualistica nel tempo elabora e affina un suo linguaggio, fissa degli standard, lascia sedimentare delle abitudini che derivano in buona parte dalla generazione precedente dei manuali. Nel tempo le tendenze originarie spesso si accentuano, così ad esempio un linguaggio che all’inizio del Novecento è stato trasposto da quello dell’insegnante dell’aula ci appare oggi raffinato e, nel corso del tempo e dopo generazioni di manuali della stessa materia, invece di seguire l’evoluzione del linguaggio orale amplia i termini inusuali, aggiunge subordinate, diventa artificioso, ostico… Ma soprattutto si separa completamente dai meccanismi della formazione.

Perché allora non fermarsi un momento a riflettere e, invece di partire dall’ultima generazione di manuali, non tentare una nuova trasposizione della lezione moderna?

Nella nostra epoca, dove i dati sono reperibili con un click, la parte più importante della manualistica è quello che si può definire “il senso” della materia. Perché esistono queste regole? Da dove vengono? Come si innestano nella società e come si articolano nel quadro generale? Quale filosofia c’è dietro? Comprendere “il senso” equivale a impadronirsi della materia, ragionarci sopra. Da qui viene il nome della nostra collana, “ragioniamo insieme”, che non è solo un auspicio ma spiega benissimo ciò che ci siamo riproposti di fare.

Questa fase storica per l’editoria è molto interessante (anche nel senso dell’antica maledizione cinese, “ti auguro di vivere in tempi interessanti”) e quindi apre inevitabilmente uno spazio alla sperimentazione. Il digitale, il print on demand, la vendita online abbattono i costi dell’editoria, dando la possibilità alle piccole realtà di mettersi sul mercato con dei progetti che un tempo sarebbero stati troppo rischiosi. È il momento giusto per tirare fuori le idee nuove, non tanto per cercare di affermarle come aggiornamento del modello standard, ma per lasciare ai lettori e agli studenti uno spazio più ampio di pluralsimo, una scelta tra opere davvero diverse. Vogliamo farlo combattendo l’idea del modello unico e ottimale, di romanzo come di manuale, di trama come di linguaggio, che è tipica dell’epoca dell’oligopolio, dell’uniformità, del modello emergente e universalistico. È tempo di essere un po’ eretici, di ignorare la corrente principale e di lasciare alle grandi case la tradizione polverosa di manuali incomprensibili, contorti, mnemonici, che istillino repulsione per l’argomento nell’ottica che la conoscenza di una materia qualunque debba essere un’esercizio di sofferenza e che quindi sia riservata solo a pochi.

La sfida che abbiamo accolto è quella di curare dei manuali che possono essere letti senza soffrire, con un linguaggio ricco e articolato ma diretto, senza artifici e costruzione contorte che rendano i concetti inaccessibili, “linguaggio magico” per iniziati. “Diritto Amministrativo” rappresenta l’esordio dell’Ateneo come piccola casa editrice, della collana “ragioniamo insieme” che siamo orgogliosi di curare, di Massimo Vaccaro come autore di manuali  e del nostro modo di affrontare manuali e saggi, che non è “giusto” o “sbagliato”, ma che vuole aggiungere qualcosa al novero delle opportunità dei lettori.